Ascesa alla torre e concerto di campane per scoprire il duomo e tutti i suoi segreti
Un tour emozionante dal Palazzo dei canonici fino al cielo In cima sette campane, “Assunta” è la più grande
REGGIO EMILIA
La Madonnina dorata che campeggia sulla facciata del Duomo reggiano nasconde, alle spalle, un duplice tesoro: «Due cieli sulla terra». Così li ha definiti Fernando Miele, dell’Ufficio Beni culturali della Curia, accogliendo giovedì sera i soci del Rotary cittadino in una esplorazione dello storico edificio religioso. Una visita che ha consentito di scoprire ed ammirare dall’alto la cupola secentesca del canonico Messori e l’ottagonale torre campanaria che s’affaccia su piazza Prampolini: «Due materializzazioni – parole di Miele – dell’eterno sulla terra».
L’incontro, promosso dal presidente rotariano Lorenzo Ferretti Garsi, ha portato un centinaio di persone a salire i quasi 150 gradini che conducono ad una affascinante nicchia di legno intrecciata di travi ultracentenarie alle quali sono appese sette campane che hanno rilanciato festosi rintocchi mentre la luce del giorno andava ormai spegnendosi. Le plurisecolari pareti sembravano tremare.
La visita è iniziata dal caratteristico loggiato del Palazzo dei Canonici, a sud della cattedrale ed affacciato su via del Broletto, dove viveva il senato dei religiosi che affiancava il vescovo. È un edificio di anima neoclassica nel quale si possono riconoscere gli archetti e le monofore centinate, ed intuire gli archi interni di sostegno delle crociere gotiche che hanno sostituito, dalla metà del Quattrocento, i trecenteschi soffitti lignei nonché le tamponature delle finestre del Cinque-Seicento. Sono i resti di una architettura dorica distrutta dal tempo e modificata soprattutto nell’Ottocento quando il Duomo... è stato fatto arretrare di qualche metro dal cuore della piazza.
Poi è iniziata l’ascesa, fra brandelli di decorazioni del XIII secolo (che spiccano sul bianco dell’epoca), quattro angeli ed alcune stelline ad otto punte, fino a raggiungere il pennacchio. Incontrando, lungo la salita, prima l’alloggio del campanaro che aveva il compito di scandire con i rintocchi i momenti della preghiera, poi la volta della cupola che si colloca sull’ingresso della chiesa e infine la nicchia lignea che custodisce le campane. Queste ultime sono di vario formato e sono state forgiate inizialmente a Fontanaluccia e più tardi (1791) dai Fratelli Riatti, ai quali si debbono anche quelle di San Prospero. Tutte riportano il nome di un santo. Quelle di medie dimensioni sono titolate a: Venerio, Gioconda, Lucia, Prospero; le due più piccole a Grisante e Daria (fra i patroni di Reggio) e infine Assunta, la più grande, che misura 160 centimetri di diametro e pesa ben 30 quintali (come avranno fatto a quel tempo a portarla fin lassù?). Emozionante, a questo punto, il concerto organizzato per l’occasione da una decina di maestri campanari con rintocchi ritmati e intervallati dalla suonata assordante della campana principale mossa tramite funi con grande sforzo e assoluta perizia. Anche questa – ma serve qualche particolare attenzione – sarebbe una visita straordinaria da proporre a chi sceglie la nostra città come meta turistica. —
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