Con Francesco Fontanesi un ritorno alla figura umana e alla “sofferenza fredda”
RUBIERAL’acrilico su fondo bianco, o rosa, comunque chiaro, esalta il segno che definisce la figura e scarnifica, rende essenziale la psicologia o, per estendere il discorso, la condizione còlta o...
RUBIERA
L’acrilico su fondo bianco, o rosa, comunque chiaro, esalta il segno che definisce la figura e scarnifica, rende essenziale la psicologia o, per estendere il discorso, la condizione còlta o interpretata.
Avevo visto opere di Francesco Fontanesi cinque anni fa nella personale a lui dedicata a Palazzo Casotti, a Reggio Emilia. I colori erano un po’ gli stessi di oggi ma i riferimenti, o gli omaggi, andavano all’esperienza storica cubista e, attraversando l’oceano della contemporaneità, a Gorki, al Pollock ante dripping, a De Kooning.
La mostra attualmente allestita – per la cura di Umberto Nobili – alla Corte Ospitale di Rubiera, esibisce un deciso ritorno alla figura umana e, vorrei aggiungere, alla “sofferenza fredda” che tanto ha intrigato i maestri del Novecento.
Come Nobili sottolinea, le figure cui il pittore vuole dare vita esibiscono un’anonima quanto generale autenticità. Non ritratti ma piuttosto tipi, esseri catalogati talvolta in categorie che la storia dell’arte ha fissato, e tuttavia unici, cioè creativamente rinati dal colore cui l’artista si affida: «L’idea che nel colore – scrive il curatore Umberto Nobili – nella sua ricchezza ed esuberanza materica, ancor prima del suo compito di definire le forme, si realizzi quell’identità fra sostanza pulsante delle cose ed essenza della natura, capace di farsi specchio di coinvolgenti rivelazioni sensoriali e sentimentali.
Dunque al colore, ora denso, ora più rarefatto, ora stratificato, ora ridotto a lievi tracce, Fontanesi ha lasciato il compito di far uscire dal tempo le sue creature, di disintegrarne la corporeità per trasformarle in presenze sospese e trasferirle, come per magia, oltre i confini del consueto e del razionale».
Tutto si incide e tutto divaga, quindi, i caratteri convenzionali sono dichiarati e superati, la composizione ordina inquiete armonie da volto a volto, mentre resta la drammaticità, di memoria espressionista, degli sguardi puntati sul visitatore come una lunga domanda. La mostra rimane aperta fino al 28 ottobre alla Corte Ospitale, in via Fontana 2, chi vorrà visitarla – e noi lo consigliamo – deve dunque affrettarsi. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
