Reggio Emilia: “O”, coreografia di Philippe Kratz, arriva sul palco della Fonderia
La pièce ha ottenuto il primo premio al concorso internazionale di Hannover e verrà presentata nella stagione della Fonderia il 30 ottobre (ore 20.30). L’autore, nelle fila di Aterballetto: «L’ispirazione è il raggiungimento dell’eternità»
REGGIO EMILIA. La “O” deve essere grande e avere imprescindibilmente le virgolette. «Allora – dice Philippe Kratz – assomiglia davvero ad un cuore pulsante», proprio quello che ci vuole per diventare il titolo di una sua creazione. E per andare oltre: una creazione con un titolo così – diciamo noi- –non può che meritarsi dei premi.
Così è successo in quanto Kratz danzatore di Aterballetto dal 2008, madre tedesca e padre del Togo, si è aggiudicato, nel giugno scorso, il primo premio al 32esimo Concorso coreografico internazionale di Hannover. Dopo il prestigioso riconoscimento, la pièce, un passo a due che vede in scena lo stesso Kratz insieme a Ivana Mastroviti, verrà presentata nella stagione della Fonderia il 30 ottobre (ore 20.30) in un serata comprendente “Yellow place” della compagnia italo/spagnola Kor’Sia e “Pasiphae” di Diego Tortelli.
«Per la prima volta – spiega Kratz – danzo una coreografia che ho creato io. Infatti l’avevo pensata per me! Sentivo il bisogno di fare, per osservarmi dal di fuori: poi mi hanno dato una mano per i costumi Francesca Messori e Carlo Cerri per l’ideazione della luci. L’ho finito nel marzo scorso e, quanto all’idea di base, ho preso spunto da un’intervista a Hong Kong a due robot umanoidi programmati per poter interagire con esseri umani; i robot conversano appunto con un uomo».
Un balletto quasi collegato ad un fatto di cronaca…
«In un certo senso. Ma io sono andato avanti e posso dire che l'ispirazione per “O” è l'eternità, vale a dire il raggiungimento dell'obiettivo finale dell’umanità. Infatti osservando il fatto che per la prima volta due robot umanoidi interagiscono l'uno con l'altro, appare con chiarezza a chiunque sa guardare, che il futuro, in cui la conoscenza umana accumulata viene trasmessa comunicando materiale inorganico, è a portata di mano»
Quindi?
«“O” può essere visto come due esseri umani o due robot proiettati verso l'infinito battito dei loro cuori inarrestabili. Pensiamo anche che quanto dicono i robot viene memorizzato; loro hanno una memoria fissa alla quale si può sempre accedere. Per l’uomo è diverso… il pezzo rappresenta una celebrazione di due robot /esseri umani felici e contenti».
E dal punto di vista scenografico?
«La luce sta dietro ai danzatori, per un richiamo al film “2001 Odissea nello spazio” a cinquant’anni dalla sua creazione».
Come gestualità?
«Alla base sta una camminata che allude al movimento robotico senza cadere nel ridicolo... Mi sostiene la musica -naturalmente elettronica creata dai The Field, mentre all’inizio verrà recitata una poesia dello scrittore americano Mark Richard».
Ti aspettavi questo premio?
«Assolutamente no. Ero già strafelice quando, prima di proclamare i vincitori mi hanno attribuito il premio speciale: la borsa di studio Tanja Liedtke, per una residenza di tre settimane con l'Australian Dance Theatre ad Adelaide. Quando poi mi hanno annunciato il primo premio non ho creduto alle mie orecchie!» .
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