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Dalla montagna alla laguna di Venezia Scillitani racconta un mondo da salvare

Linda Magnoni
Dalla montagna alla laguna di Venezia Scillitani racconta un mondo da salvare

Il film “Puro Remo” stasera in anteprima al cinema Cristallo «Un viaggio alla scoperta delle nostre radici d’acqua»

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REGGIO EMILIA

Verrà presentato in anteprima stasera (ore 21) al cinema Cristallo, “Puro remo”, il nuovo film del reggiano Alessandro Scillitani. Il regista ha seguito le orme di Giacomo De Stefano, che da dieci anni vive e viaggia sulle barche a remi. De Stefano sarà presente in sala insieme al regista, che ci ha anticipato qualcosa sul film.

Come è nata l’idea?

«Qualche anno fa, mentre giravo in cerca di storie e personaggi legati al Po, qualcuno mi ha parlato di Giacomo De Stefano. È stato Vitaliano Daolio, direttore dell’Acquario del Po di Motta Baluffi, in provincia di Cremona. Ho raccolto il suo suggerimento e ho conosciuto il protagonista del mio film».

Chi è Giacomo De Stefano?

«È una persona incredibile. Era un architetto che girava il mondo per portare avanti i suoi progetti. Quando, a un certo punto decide che la costruzione umana è un danno per il pianeta e comincia a prendersene cura. Da quel momento inizia una seconda vita, che trascorre su una barca a remi alla ricerca delle sue radici d’acqua. Ora vive tra Maiorca e la Norvegia, ma conosce Venezia come le sue tasche».

Quindi il film è ambientato a Venezia?

«È un viaggio in una Venezia completamente diversa da quella degli itinerari turistici. Una città che conserva una geometria costruita sull’acqua, come tante altre città italiane. A Reggio ad esempio, in corso Garibaldi è ancora possibile riconoscere un’insenatura del Crostolo. Ma anche a Venezia si sta perdendo il vero legame con l’ambiente, se consideriamo che la maggior parte delle imbarcazioni sono a motore. Solo alcuni personaggi cercano di far sopravvivere la tradizione».

Ad esempio?

«De Stefano mi ha fatto conoscere Cappellozza, un uomo che si definisce “l’ultimo dei barcari”: dopo la fine di questo antico mestiere si è messo a collezionare tutti gli oggetti e gli strumenti dei barcari, andando a costruire un museo. Oppure la cooperativa “Donna Gnora”, che consegna a domicilio cassette di frutta e verdura sulle barche a remi. Si torna a riscoprire il ritmo della natura, la lentezza».

Questo è un tema ricorrente nei suoi film.

«C’è un punto di rottura cruciale nella storia del nostro paese, dagli anni ‘50 abbiamo cominciato a dimenticarci di tante cose: della terra, degli Appennini, del nostro rapporto con l’acqua e la navigazione. Un maestro d’ascia mi ha raccontato che un tempo si piantavano gli alberi apposta perché, una volta cresciuti, i nipoti potessero abbatterli e proseguire l’attività di famiglia. Oggi non si fa più. È un mondo antico in via di estinzione. Anche se c’è chi, come De Stefano, riesce a farcelo riscoprire pian piano. E non solo lungo i canali di Venezia».

Dove ancora?

«Ad esempio in Norvegia: la neve per lui non è altro che un fiume più solido. Anche lì ha deciso di prendersi cura dell’ambiente promuovendo il turismo sostenibile. Poi, un giorno, si è imbattuto in un fenomeno straordinario: i migranti che cercano di arrivare in Europa attraverso la rotta artica. Da qui è nato un altro film, “Arctic Lampedusa”. Per chi volesse saperne di più, vi aspettiamo al Rebell: alle 18.30 ci sarà un aperitivo dove sarà possibile vedere il trailer di “Arctic Lampedusa” e di “Man on the river”, il film che De Stefano ha fatto con Paolo Muran». —



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