Quando al San Lazzaro s’internavano i militari
Quando la Prima guerra mondiale arrivò a Reggio Emilia non fu combattuta con le armi, ma fu altrettanto drammatica e dolorosa
REGGIO EMILIA. Quando la Prima guerra mondiale arrivò a Reggio Emilia non fu combattuta con le armi, ma fu altrettanto drammatica e dolorosa. I suoi protagonisti furono le migliaia di soldati mandati dalla linea dell’Isonzo all’ospedale psichiatrico della città e i medici che, senza capire i dialetti parlati dai soldati, dovevano valutarne le condizioni mentali. Storie raccontate dai documenti conservati al Museo della Psichiatria di Reggio Emilia – al San Lazzaro, nel padiglione Lombroso – e attraverso i quali la professoressa Barbara Bracco e Paolo Mieli analizzano il tema delle mutilazioni psicologiche portate dalla Grande Guerra a “Passato e Presente”, in onda oggi alle 13.15 su Rai 3 e alle 20.30 su Rai Storia. Le diagnosi che accompagnavano i soldati erano le più diverse: neuropatie, neurastenia, isterismo, mutismo da choc, stati depressivi, stati di eccitamento, epilessia psichica, alcolismo cronico, paranoia, demenza precoce. Una simulazione per fuggire dalla guerra? Per lo più gli psichiatri, al servizio dell’esercito, rimandavano i soldati al fronte, e spesso i militari venivano accusati di simulazione: un’accusa che portava davanti al plotone di esecuzione. Attraverso il Museo della Psichiatria di Reggio Emilia emerge così una realtà mai vista prima del conflitto 1915-1918: quella dei “mutilati dell’anima”, annientati dai giorni passati in trincea al gelo accanto ai cadaveri, tra bombe e raffiche di mitraglia. Annientati e, spesso, incompresi. —
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