Gli Ùstmamò alla Polveriera con “Il Giardino che non vedi”
Questa sera (ore 21.30) la data zero del tour che partirà nelle prossime settimane È il primo album con testi in italiano della nuova formazione del gruppo
REGGIO EMILIA
Si svela il “Giardino che non Vedi”. Questa sera alla Polveriera di via Terrachini verrà presentato il nuovo album degli Üstmamò, rock band della montagna reggiana, nata a Villa Minozzo alla fine degli anni ’80 e ripartita nel 2015. Questo è il primo album con testi in italiano della nuova vita degli Ustmamò, con il bassista, chitarrista, produttore e cantante Luca Rossi affiancato dagli altri componenti originari Simone Filippi ed Ezio Bonicelli. Il disco è uscito a inizio ottobre, completato dopo la fine di una positiva campagna di crowdfunding che ha permesso al gruppo di raccogliere la somma necessaria alla registrazione e al completamento del lavoro.
A breve partirà il tour di concerti, anticipato oggi da una data zero reggiana, a casa, alla Polveriera. Il concerto è gratuito, chi vuole può cenare prima del concerto sempre negli spazi della Polveriera, prenotando al numero 0522/440405 e lapolveriera@elfo.coop. La serata si annuncia affollata, gli Ustmamò rimangono amati e seguiti nella loro zona di origine, dove tutti i componenti sono cresciuti e hanno sviluppato tanti progetti. Rossi e Bonicelli sono la formazione di accompagnamento live del vecchio mentore Giovanni Lindo Ferretti, mentre Filippi suona spesso con l’altra metà dei Cccp, Massimo Zamboni, alternandosi fra percussioni e chitarra. I tre hanno poi collaborato con tanti altri artisti, rock e non solo, e Bonicelli in questi anni ha avviato un percorso di recupero della tradizione della furlana, antica danza tipica delle zone appenniniche emiliane.
La seconda incarnazione della band, ripartita nel 2015 con un disco in inglese, subito aveva generato curiosità unita a qualche inevitabile dubbio “nostalgico” per l’assenza del volto storico, la cantante Mara Redeghieri. La bontà dell’album aveva cancellato ogni questione ed ora arriva questo ulteriore sforzo, “Il giardino che non vedi”, pubblicato da Gutemberg/Primigenia, ispirato e insieme dedicato all’Appennino reggiano e segnato dalla grande novità dei testi in italiano. Parole riflessive che si adattano ad un lavoro “minimale”, dai suoni intimisti, dove le distorsioni e i ritmi accesi sono solo tracce lontane. E in cui un contributo importante viene fornito dagli ospiti, decisamente eterogenei. Da Marco Menardi dei Wolfango, formazione indie milanese degli anni ’90 conosciuta ai tempi belli del Consorzio Produttori Indipendenti, lo scrittore modenese Sandro Campani e Silvia Barbantini, la primissima cantante degli Üstmamò, che ha contributo come autrice ad alcuni dei nuovi pezzi. Per tanti appassionati reggiani è un momento importante ed anche l’occasione per riscoprire parte del proprio passato.
Gli Ustmamò arrivano dritti dal periodo più ricco e fertile della musica reggiana, quegli anni ’90 in cui l’onda lunga dei Cccp, trasformati in Csi con l’arrivo di diversi ex Litfiba, portò a operare in zona tutte le formazioni indie in crescita in quegli anni, dai Marlene Kuntz agli Yo-Yo Mundi e ai Disciplinatha. Lo stesso periodo in cui, su altri fronti, i Modena City Ramblers erano l’emblema di un folk-rock che in tutta Italia univa dialetti locali e fortissimo impegno politico. Un vivacissimo calderone che cercò pure l’assalto alle classifiche e che portò anche, nel 1995, al progetto Materiale Resistente, rivisitazione dei canti partigiani organizzata per il 50esimo anniversario della Liberazione. Un disco e un concerto a Correggio tutt’ora citatissimi, di cui gli Ustmamò furono protagonisti con una bellissima versione de “I ribelli della montagna”. Dalla montagna d’altronde arrivavano, e con orgoglio, nati a Villa Minozzo grazie all’aiuto di Benedetto Valdesalici, tramite con il vecchi amico Ferretti. Da lì, i primi dischi dove dialetto villaminozzese, inglese e italiano si miscelavano con efficacia per tanti insospettata, i tour, i concerti con David Bowie. —
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