Gazzetta di Reggio

Festival Aperto 

O Supersong, esperimento riuscito con una superlativa Cristina Zavalloni

GIULIA BASSI
O Supersong, esperimento riuscito con una superlativa Cristina Zavalloni

Al teatro Cavallerizza  dieci brani famosi, da “Julia”  dei Beatles a “Aquarela”  di Toquinho, reinventati da sei splendidi strumentisti 

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REGGIO EMILIA

Succedeva anche nei secoli d'oro della musica che i compositori si lasciassero suggestionare da opere altrui. Esse fornivano l’occasione per scatenare la loro creatività in quanto fungevano da materiale sulla base del quale scrivere pezzi nuovi. Il Festival Aperto ha fatto di questo incontro /suggestione creativa lo spettacolo “a presa diretta” O Supersong: in programma dieci canzoni ed altrettante opere frutto della ispirazione da esse sollecitata. In Cavallerizza, sopra al palco, l’interprete delle canzoni, Cristina Zavalloni, accompagnata al pianoforte da Fabrizio Puglisi, mentre sotto, l’Ensemble Midi, composto da sei splendidi strumentisti, al quale sono state affidate le nuove commissioni.

Ne è uscito un concerto denso, articolato per il cui esito alquanto felice ha giocato la resa interpretativa delle canzoni da parte della solista che le ha fatte proprie in modo pregnante, scavandole e prosciugandole in una continua ricerca. Eccellente il suo complice, il pianista di Puglisi, superbo nel destreggiarsi tra i vari generi; insieme si ponevano come trait d’union tra l’originale e la composizione che si sarebbe ascoltava subito dopo. Per questo i pezzi ispiratori, modellati dalla voce duttilissima della Zavalloni, parevano rivelati non in modo diretto ma ricreati quali strutture nuove. Tale atteggiamento si è colto già quando alla prese con la languida “Julia” dei Beatles, la Zavalloni spegneva in modo drastico il finale le cui note, sono state catturate dalla “Julia” di Luca Antignani, un pezzo poi rivelatosi solido con una sezione centrale dominata dalle note insinuanti del clarinetto basso e da quelle stridenti dell’ottavino; ma il finale sospeso indicava il ritorno all’originale.

Ci è piaciuta questa come la successiva “Aquarela” di Toquinho con il corrispondente brano di Francesco Antonioni “Invenzione canonica in tinta pastello”, caratterizzato da un motivo ostinato esposto distintamente dal piano che supportava i vocalizzi affilati della cantante ai quali il compositore si è ispirato utilizzando il pizzicato degli archi, contrappuntato dalla pulsazione della marimba. I colori qui mostravano sfumature ambrate, mentre le tinte glaciali dominavano “O Superman” di Laurie Anderson restituita dalla Zavalloni con un pregnante soliloquio; per questa, “Aria” di Silvia Borzelli creava dei “semplici” soffi ottenuti strusciando la grancassa mentre la melodia al clarinetto basso si aggirava tra inafferrabili ombre. L’intervento del magnifico duo voce - piano ha regalato astrazione alla plastica ironia di “Gargaroz” per la quale la musica di Sara Caneva “Simpatia e raucedine”, intrigante, ironica procedeva per strappi. E ancora, Daniela Terranova ha tolto aria alla celebre “Over the Rainbow” ridisegnandola come un cosmo misterioso. Travolgente il finale: di scena da una parte “Future breed machine” di Messhuggah e dall’altra “Evolution” di Mauro Lanza per il quale sono state dispiegate tutte le percussioni. Una chiusa tesa che ha sancito il successo di O Supersong quale nuovo esperimento, riuscito e senza dubbio da riproporre. —

GIULIA BASSI

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