Gazzetta di Reggio

l’intervista 

Carlo Lucarelli a Cavriago: «Vi svelo il “peccato mortale” del commissario De Luca»

Linda Magnoni
Carlo Lucarelli a Cavriago: «Vi svelo il “peccato mortale” del commissario De Luca»

Lo scrittore sarà ospite giovedì 8 novembre alle 21 nella sala del consiglio del comune di Cavriago per presentare il suo ultimo romanzo, “Peccato mortale”

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CAVRIAGO. Carlo Lucarelli sarà ospite giovedì 8 novembre alle 21, nella sala del consiglio del comune di Cavriago per presentare il suo ultimo romanzo, “Peccato mortale”. L’evento, organizzato dall’associazione culturale Carmen Zanti, è a ingresso libero.

Lucarelli è scrittore, regista, sceneggiatore e conduttore televisivo, e nel corso della sua carriera ha dato vita a una serie di personaggi che hanno saputo conquistare il pubblico, dalla carta alla pellicola. Come l’ispettore Coliandro e il commissario De Luca. Ed è proprio De Luca che ha fatto ritorno l’anno scorso in “Intrigo Italiano” e ora è di nuovo protagonista dell’ultimo libro dell’autore emiliano.

Perché si intitola “Peccato mortale”?

«Volevo capire cos’era diventato il commissario De Luca. Sono andato a scavare per ritrovare quell’antica macchia nel suo passato, quel qualcosa per cui è diventato ricattabile. Un peccato, un peccato mortale».

Quando è ambientato il racconto?

«Nel lasso di tempo che va dal 25 luglio all’8 settembre del 1943, quando l’Italia si sveglia, improvvisamente, senza il fascismo, ma con i tedeschi in casa. Un momento di transizione, speranza e possibilità. Quando tutto sembra risolto, ma è solo un’illusione. Cade Mussolini, quindi in teoria è finita la guerra, ma non è così. Rimangono persino le leggi razziali».

C’è molta ricerca nei suoi libri. Come si documenta?

«Ogni volta che scrivo un romanzo a sfondo storico ho una scrivania ingombra di materiale. In questo caso ho consultato diversi libri oltre ai giornali dell’epoca che vengono citati all’inizio di ogni capitolo. La maggior parte degli episodi che racconto è accaduta realmente: il ladro che fugge in bici, la bomba nella panetteria... Tutti dettagli necessari alla narrazione, presi dai quotidiani bolognesi».

Perché proprio Bologna?

«All’inizio volevo ambientarlo a Parma, città in cui sono nato. Ma poi mi sono reso conto che Bologna, da questo punto di vista, ha avuto una storia più lineare».

Però non si è dimenticato di Parma. Tant’è vero che, a un certo punto, De Luca mangia il “caval pist”...

«Il cavallo pesto, certo. È l’unico dettaglio autobiografico con cui ho arricchito il mio personaggio».

Viene citato anche l’eccidio delle Reggiane.

«Il 28 luglio del 1943, tre giorni dopo l’annuncio della caduta di Mussolini e della sua sostituzione col maresciallo Badoglio, nove operai vengono massacrati per aver manifestato contro la guerra. Un episodio che dà l’idea di che cosa volesse dire vivere in Italia in quegli anni».

Non è l’unica citazione. Ad esempio si parla del film “Ossessione” di Luchino Visconti, o dei gialli di Nero Wolfe.

«In alcuni casi servono ad arricchire la narrazione, come le strofe delle canzoni che ho inserito nel testo. In altri si tratta di un gioco con il lettore, soprattutto quando il riferimento è più nascosto».

Come nell’omaggio a De André?

«Esattamente. Stavo costruendo una scena in cui a De Luca viene offerto il caffè. E in quegli anni, si sa, era molto difficile trovarne di buono. Così ho pensato di farglielo preparare da un personaggio chiamato Cicirinella, come nella canzone “Don Raffaè”. Se il lettore lo scopre, gli scappa un sorriso».

Dopo questa avventura, De Luca tornerà in scena?

«Sì, nel romanzo che sto scrivendo. Ho già tante suggestioni che vorrei approfondire. Il 1944 ad esempio è un altro degli anni bui della nostra storia. De Luca ha ancora due o tre cose da spiegare...». —


 

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