Gazzetta di Reggio

il presidente spiega gli “amici” 

Duecentocinquanta soci Pedalatori e anche ecologisti

L.V.

La storia di questo gruppo  di cultori dell’ambiente  (sono nati nel 1985)  è stata recentemente  raccontata in un libro

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I cicloecologisti, coloro che scelgono le due ruote senza motore come mezzo di locomozione, sono rappresentati nella nostra città dalla sezione provinciale Fiab, Federazione Italiana Amici della Bicicletta. Ha sede in via Zandonai 15 e conta più di 250 soci. La storia di questo gruppo di cultori dell’ambiente (sono nati nel 1985) è stata recentemente raccontata in un libro che ha trovato tanti lettori. In effetti un po’ tutti stanno rendendosi conto che solo avendone cura ciò che ci circonda può esserci amico. Il loro presidente è, da sempre, Gianfranco Fantini, sostenitore dell’idea ecologista, che ama articolare gli associati in due grandi “anime”.

«C’è chi predilige – racconta – il ciclismo urbano e va da casa a lavoro e scuola, a fare la spesa, dimenticando l’auto, e chi usa la bicicletta per fare escursionismo e compie viaggi alla scoperta del territorio». «Non manca addirittura chi dice – completa – che la bici salverà il mondo”.

Nel bagaglio dei suoi ricordi ci sono tante battaglie per convincere amministratori e cittadini a servirsi di questo comodo strumento ed i risultati non mancano.

“Nel 1986 chiedemmo all’Act di attivare l’intermodalità, la possibilità di far trovar posto alla bici sui treni per agevolare gli spostamenti e il presidente Magnanini ci mise a disposizione un vagone sulla Reggio – Guastalla che ci consentì di compiere esplorazioni lungo il Po e nel Mantovano.

Poi il sistema si interruppe e in seguito non trovammo lo stesso ascolto. Andammo alla ricerca di quel vagone e solo grazie ad un nostro concittadino, Sgarbi, riuscimmo a ritrovarlo a Santa Croce ma non garantiva più le norme di sicurezza e divenne solo un pezzo da museo. Anche perché che si trattava di una delle ultime produzioni delle storiche Ferrovie Reggiane».

E adesso? «Ci è stato proposto un treno capace d’ospitare bici pieghevoli da collocare nei portabagagli.

Quindi abbiamo ripreso con i viaggi scolastici. In un paio d’anni ne abbiamo fatti oltre una trentina.

Quando a Guastalla porto i ragazzi a vedere il Po mi colpisce sempre la loro meraviglia. Vorrei infine dire, a chi teme la pioggia in bici, che se ci si bagna non è tanto colpa del cattivo tempo ma dell’abbigliamento». —

L.V.

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