Gazzetta di Reggio

l’incontro all’università 

Quanta gente per Bertoncelli ma pochi giovani tra il pubblico

Roberto Fontanili
Quanta gente per Bertoncelli ma pochi giovani tra il pubblico

La musica del ’68 interessa solo a quelli che hanno genitori molto appassionati Il critico: «In quegli anni c’era voglia di futuro, quel futuro che oggi ci fa paura»

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REGGIO EMILIA

«In quegli anni c’era voglia di futuro. Quello stesso futuro che oggi ci fa paura. La musica di quel periodo ha saputo interpretare benissimo quell’aspirazione». Per il decano della critica musicale rock e pop in Italia, Riccardo Bertoncelli, ieri ospite della Libera Università del Crostolo per presentare il suo ultimo libro “Soul e rivoluzione” la «musica più ancora del cinema, che in quegli anni era ancora solo appannaggio di una parte degli italiani, ha saputo cogliere lo spirito dei tempi. Era in tutto e per tutto una musica nuova che ha rotto definitivamente con il passato».

Ad ascoltare uno dei maggiori conoscitori della musica del Sessantotto, che finge di schernirsi a essere definito il decano – anche se, sotto sotto, il riconoscimento di essere il più accreditato conoscitore di quella splendida stagione musicale non gli dispiace – si son ritrovati all’Aula Magna dell’Università di Modena e Reggio un centinaio di persone. «Se il Sessantotto viene scritto in lettere, significa una stagione, e non solo musicale, che è durata fino al 1976», chiosa Bertoncelli, che, vuoi per l’argomento trattato, vuoi per l’orario della conversazione, fissato per le 17.30 (e poi interrotta per una mezz’oretta da un falso allarme, come riferito a pagina 23), si è ritrovato dissertare di musica, ma anche di costume e dei profondi cambiamenti sociali innescati dal ’68, davanti ad un’attenta platea composta prevalentemente di suoi coetanei, dunque over 60, appassionati di musica.

Tra loro spiccano i pochissimi giovani, così come non abbiamo registrato – come ci saremmo in parte aspettati – la presenza di musicisti e dj, di coloro, cioè, che di musica vivono e che hanno fatto di una passione un lavoro; figure di cui la nostra città è ricchissima.

Ci sono invece tanti visi giovanili ma con qualche ruga che i dischi dei Beatles, di Frank Zappa o dei Pink Floyd – ma l’elenco potrebbe continuare all’infinito – hanno iniziato ad ascoltarli parecchi anni fa e da allora non hanno più smesso. Come accade ancora oggi ad Angelo, un cinquantenne appassionato di musica rock, che è accompagnato dalla figlia Greta di 17 anni: «Tra le ultime soddisfazioni che mi ha dato – racconta sorridendo alla figlia – è stata quella di chiedere a me e a sua mamma se in casa avevamo un disco dei Pink Floyd perché avrebbe voluto ascoltarli».

Domanda quasi pleonastica per un appassionato del suo calibro, e che non aspettava altro che la figlia seguisse la sua strada. Anche se dice: «Bisogna lasciare ai ragazzi il tempo di fare le loro scelte».

Ed è quello che in questi anni hanno fatto tanti genitori che poi si sono ritrovati ad ascoltare assieme ai figli dischi datati ormai mezzo secolo. Di cui però ancora si parla e che, soprattutto, ancora si ascoltano. «E allora non era scontato – sottolinea Bertoncelli – in quegli anni si è iniziato a mettere in musica le poesie, e i testi di quelle canzoni hanno smesso di essere solo 45 giri e canzonette per diventare quei 33 giri che avevano una storia da raccontare».

Un percorso che ha affascinato anche il 34enne Francesco che ci ha detto di essere venuto ad ascoltare Bertoncelli «perché appassionato di rock. Ho preso da mio padre che è un accanito collezionista di dischi dei Rolling Stones. Ho iniziato così e oggi tra i miei idoli ci sono Frank Zappa e alcuni altri artisti che hanno inventato un modo nuovo di fare musica».

Zappa è uno di quei nomi ricorrenti anche nelle riflessioni di Bertoncelli e che assieme a Bob Dylan («che avrebbe meritato il Nobel allora e non cinquant’anni dopo», è il suo secco commento), hanno segnato una stagione musicale ricchissima e fervida. «Il Novecento sul piano musicale – conclude – è stato caratterizzato dal jazz e dal rock e nessuno avrebbe potuto prevedere che quella musica oggi sarebbe stata una passione condivisa non solo dai figli ma anche dai nonni». E lo dice guardando la platea, dove i nonni in realtà sono la stragrande maggioranza.

Riccardo Bertoncelli sarà a Reggio anche oggi alle 15.30 al Liceo Spallanzani per il terzo appuntamento del ciclo “Territori del ’68” per parlare di Miles Davis e dei Velvet Underground. —



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