Gazzetta di Reggio

“Sine tempore” i clic di Grassi fanno risorgere statue e reperti

“Sine tempore” i clic di Grassi fanno risorgere statue e reperti

Giovedì pomeriggio (ore 18) al Civico Museo Archeologico in Corso Magenta 11, si inaugura “Sine tempore”, mostra fotografica del reggiano Marcello Grassi

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Giovedì pomeriggio (ore 18) al Civico Museo Archeologico in Corso Magenta 11, si inaugura “Sine tempore”, mostra fotografica del reggiano Marcello Grassi. La serie Sine Tempore/Anatomia del Tempo di Marcello Grassi nasce nel 1985 ispirata dalla lettura di “Memorie di Adriano” e “Il Tempo Grande Scultore” di Marguerite Yourcenar e dalla visita ad alcune mostre organizzate in Italia in occasione dell’anno degli Etruschi. E qui inizia un lavoro di “scavo visivo” nei luoghi, città e necropoli della civiltà etrusca. L’obiettivo di Marcello Grassi è fondamentalmente da sempre quello di registrare i cambiamenti avvenuti nel corso del tempo su sculture e reperti archeologici conservati nei musei, cercando di restituire la loro quotidianità, celebrarne una sorta di resurrezione, perseguendo così un dialogo con il lascito di coloro che ci hanno preceduto negli sguardi e nei gesti modificati e fissati dallo scorrere del tempo; ed è come guardare a noi stessi, alla nostra immagine riflessa, assistere allo stesso tempo alla lotta perenne tra la vita e la morte, percepire il modificarsi del corpo e volgere infine uno sguardo all’immortalità dell’anima. Sempre quest’anno, grazie alla collaborazione con la Galleria Paola Meliga di Torino. Marcello Grassi ha presentato una selezione delle fotografie di “Sine Tempore” alla Iaga Contemporary Art di Cluj-Napoca in Romania, galleria che porterà lo stesso lavoro alla Thessaloniki International Contemporary Art Fair prevista dal 22 al 25 novembre prossimi. Il bianco e nero, scelto come linguaggio fotografico, è determinante per distogliere l’attenzione dalla realtà percepita a colori, mentre il formato quadrato allude ai canoni proporzionali del Rinascimento. Di questa serie fanno ora parte anche le fotografie qui presentate, realizzate al Civico Museo Archeologico di Milano. —

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