Gazzetta di Reggio

Il personaggio 

«È molto bello e gratificante guidare la compagnia dove ho ballato per 24 anni»

GIULIA BASSI
«È molto bello e gratificante guidare la compagnia dove ho ballato per 24 anni»

Sveva Berti è ora maître di sala e coordinatrice artistica «La mia prima soddisfazione? I complimenti di Kylián»  

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L’Intervista

Figura centrale del nuovo corso di Aterballetto è Sveva Berti che, oltre ad essere insieme a Giuseppe Calanni maître di sala, ha assunto il ruolo di “coordinatrice artistica”. Volto conosciuto, quasi un simbolo della compagnia nella quale ha ballato per tanti anni, distinguendosi per la personalità forte, la tecnica eccelsa, il modo generoso d’interpretare, è figlia d’arte in quanto la madre è Cristina Bozzolini, direttore di Aterballetto da quando Mauro Bigonzetti ha lasciato l'incarico e fino al 2017. Per altro il coreografo è stato per anni il marito di Sveva Berti e insieme hanno avuto un figlio, Federico che adesso ha 31 anni, vive a Londra e fa il musicista. Fino a quando la coppia è rimasta insieme, per anni Sveva Berti ha rimontato i balletti del marito in tutto il mondo. Dunque una vita “tutta per la danza” la sua – avendo ottenuto il primo contratto a 17 anni e mezzo nella Compagnia del Maggio Danza – che l'ha resa oltremodo soddisfatta. Nella sua persona notiamo subito il carattere franco, una naturale modestia, e dopo una breve conservazione un’intelligenza artistica alimentata da un’esperienza non comune accumulata in quegli anni invidiabile.

«Fino a quando ero ballerina – racconta – non ho mai avuto problemi a causa del fatto che ero la moglie del direttore artistico, perché mi sentivo apprezzata per quella che ero. Non mi è mai giunta all’orecchio “lei fa questo ruolo perché e la moglie di Mauro…”. Ho ballato per 24 anni e poi a 41 ho smesso, quindi ho cominciato, come assistente, a rimontare i suoi lavori in giro per il mondo; in un anno ho fatto sei prime e l’esperienza mi è servita moltissimo».

In che senso?

«Per imparare a gestire i rapporti con i coreografi per le conoscenze acquisite che proprio adesso, con il nuovo incarico, ritornano utili».

Qual è la tua mansione?

«A dire la verità sono due. Al lavoro quotidiano in sala con la compagnia, si è aggiunto quello di “coordinatrice artistica”, devo integrare il lavoro di Gigi (Cristoforetti ndr) con il quale mi trovo molto bene: tengo i rapporti con i coreografi, li vado ad incontrare, organizzo gli spettacoli e spingo sempre sulla qualità. Devo dire a questo proposito, che gli ultimi riscontri, mi riferisco agli spettacoli a Torino e Milano, sono andati oltre le più rosee aspettative. La nuova mansione comporta un impegno nuovo, di guida della compagnia senza dubbio gratificante e stimolante che, fatto del tutto inconsueto mi tiene, anche per molte ore alla scrivania per rispondere alle mail».

La tua prima mossa?

«Ho integrato la compagnia con tre nuovi splendidi elementi; sono molto fiera di loro: Helias Tur-Dorvault, Clément Haenen e Estelle Bovay. A mio parere, un danzatore deve possedere alla base una formazione classica solida, una predisposizione per la danza contemporanea, ma in particolare una mente aperta e curiosa; essa è alla base di tutto... poi con il corpo può fare qualsiasi cosa».

Hai già avuto delle personali soddisfazioni?

«Una inaspettata l’ho ricevuta da Kylián che si è complimentato per come era stata eseguita Sarabande. E l’elogio lo ha fatto alla sottoscritta! Era così contento che durante la “prima” a Torino mi si è seduto vicino, e alle tre di notte mi ha mandato la mail in cui ribadiva la sua gioia per l’impeccabile interpretazione della sua coreografia».

E i rapporti con i coreografi?

«La questione è delicata poiché soprattutto i più affermati, non creano un nuovo lavoro se non dopo aver conosciuto la compagnia. Così è successo per Schechter, Naharin o Inger. A proposito di quest’ultimo di cui ricordiamo il suo bellissimo Bliss, a seguito di quel successo ho avuta l’idea di chiedergli un lavoro a tutta serata. Così il Don Giovanni che doveva realizzare con Madrid, l’ha dato a noi. Il lavoro con i coreografi comprende anche un impegno volto alla guida dei più giovani: penso ad esempio a Philip Kratz o a Diego Tortelli che vanno consigliati e sostenuti. Anche questo è una parte importante». —

GIULIA BASSI

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