Gazzetta di Reggio

domani al peri 

Franco Fabbri racconta il ’68 e la “rivolta” degli Stormy Six

G.B.

Il musicologo, chitarrista e storico leader del gruppo: «La nostra band ha attraversato molti generi musicali cambiando nel tempo»

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REGGIO EMILIA

Momento clou delle iniziative sulla mostra “1968-2018. Suoni in movimento: dischi, partiture, immagini” allestita all’Istituto musicale Peri (prorogata fino al 22 dicembre) è l’incontro in programma domani alle 17 con Franco Fabbri musicologo e storico leader degli Stormy Six, gruppo musicale italiano costituitosi a Milano nel 1965 e scioltosi nel 1983.

Lunga ed articolata la storia del gruppo che nel 1967 viene scelto come spalla dei Rolling Stones per la loro prima tournée italiana; nel 1980 vince il premio della critica discografica tedesca per il miglior album rock con “Macchina maccheronica”, considerato una pietra miliare del progressive europeo più ambizioso: le date sono ben rappresentative dell’evoluzione della loro poetica. Nati come gruppo rhythm & blues nell’epoca del beat, sono stati fra gli esponenti del primo rock italiano (con venature psichedeliche e country), si sono poi avvicinati alla canzone politica e hanno creato una fusione stilisticamente unica tra canzone politica e rock progressivo. L’incontro con Franco Fabbri sarà sul tema “Le idee di oggi per la musica di domani: canzone politica e canzone impegnata intorno al 1968”. Nella mostra promossa dalla Biblioteca Gentilucci il gruppo rientra in una sezione in cui viene citato il loro primo album e che ha per titolo “Le idee di oggi per la musica di domani”; vi sono distinte canzone politica e canzone impegnata illustrate con una articolata riflessione.

«La particolarità degli Stormy Six – spiega Fabbri, che degli Stormy era il chitarrista – sta nel fatto che il nostro gruppo ha attraversato molti generi musicali: beat, country rock, folk rock, progressive folk, rock progressivo, avant-progressive rock abbracciando tutti i cambiamenti. Un altro gruppo così longevo in Italia sono stati i Nomadi, ma noi siamo passati progressivamente anche alla canzone politica e sociale. La nostra forza nel tempo si è rivelata il senso di indipendenza sviluppato lontano dalla pressioni delle case discografiche, la cui filosofia era basata sul creare nello stesso stile se quello aveva già avuto successo. A noi non importava, quindi la volta dopo facevamo un album tutto diverso da quello precedente; inoltre ci siamo legati al movimento politico della sinistra che spesso organizzava manifestazioni e spettacoli in un continuo rapporto diretto con il pubblico appoggiando dapprima la fase di “agitazione” per poi abbracciare la fase di riflessione. Possiamo dire che gli Stormy Six erano già un gruppo “social” ». Fabbri che oltre ad insegnare al Conservatorio Boito di Parma è docente alla University of Huddersfield (Inghilterra), è inoltre uno dei pionieri dei popular music studies, gli studi interdisciplinari sulla musica popolare nati nei primi anni Ottanta (con l’intento di coniugare analisi musicale e interpretazione socio-culturale) oltre a soffermarsi sul glorioso momento legato ai Rolling Stones, e sul rapporto con musicisti come Luigi Nono e Armando Gentilucci. Tra le canzoni più popolari del gruppo spicca “Stalingrado”, un inno di piazza che ha assunto una vita autonoma «e che ha incoraggiato la lotta contro il regime». «Il messaggio racchiuso dalla carriera e dalla musica degli Stormy Six – conclude Fabbri – è oggi vivo più che mai essendo stati un importante esempio di indipendenza economica e artistica». —

G.B.

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