Gazzetta di Reggio

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I Rezzamastrella in scena per fare a pezzi la realtà

Giulia Bassi
I Rezzamastrella in scena per fare a pezzi la realtà

Antonio Rezza e Flavia Mastrella stasera alla Cavallerizza con “Fratto X” «Uno spettacolo che fa ridere in modo compulsivo e da mal di pancia»

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REGGIO EMILIA

Due cognomi attaccati per un marchio ben definito – Rezzamastrella – con la garanzia di 35 anni di lavoro guidato da un unico principio: l’indipendenza da qualsiasi idea che non sia la loro, artistica e non. Così i Rezzamastrella, vale a dire la coppia Antonio Rezza e Flavia Mastrella, è arrivata ad aggiudicarsi quest’anno il Leone d’oro alla Biennale di Venezia. Ci sono riusciti rimanendo se stessi, continuando a perseguire una ricerca teatrale basata su una comicità irreale, fuori dai canoni del semplice intrattenimento. E di questo vanno orgogliosi.

La coppia stasera sarà in scena alla Cavallerizza (ore 20.30) con “Fratto X” nell’ambito di Festival Aperto. Alle 18 sarà invece alla Libreria Strand (via Emilia San Pietro 22) per un incontro del Reggio Film Festival.

«Avendo tutti e due 35 anni di carriera alle spalle – commenta Rezza – questo Leone d’oro è un segnale importante per riaffermare il nostro modo di fare teatro indipendente, feroce. Forse un incidente di percorso, quindi ringrazio infinitamente Antonio Latella».

Una soddisfazione ancora più grande, visto che non ve lo aspettavate?

«Ci fa piacere – risponde Antonio Rezza – perché immaginiamo l’invidia di coloro che non lo vinceranno mai. A questo punto chiedo le dimissioni dei direttori precedenti, dato che da 25 anni ci facciamo invitare alla Biennale e manco ci rispondevano al telefono. Comunque non so cosa sia successo ma a Reggio, a Parma e in altre città ci chiamano soltanto adesso che abbiamo vinto il Leone d’oro».

Quando lo avete saputo cosa avete pensato?

«Ci siamo chiesti che lavoro facessero gli altri direttori per non accettare il nostro percorso – continua Rezza –. Beninteso: noi siamo come fumo negli occhi per chi protegge un certo modo di pensare. Non si riesce a credere che soprattutto in teatro si avverta tanta falsità. È un’arte nobile, lo dimostrano coloro che fanno cinema poi passano al teatro per purificarsi. Mi lasciano perplessi gli attori delle fiction, che di punto in bianco recitano Pasolini... denotano come minimo una certa schizofrenia».

Cosa ci dice di Fratto X?

«Lo spettacolo del 2012 – racconta Rezza – è il secondo della trilogia ispirata alla matematica; il primo era “7 14 21 28”. La scena di Flavia è dominata da... strisce luminose. Fa ridere in modo compulsivo e da mal di pancia. Presenta talmente tante idee che si potevano fare più spettacoli. E addirittura il terzo della trilogia, “Anelante”, è così virtuoso che rischiava di toglierci il futuro!».

Cosa sono queste strisce?

«Da 30 anni lavoro di contaminazione artistica con le arti figurative – risponde Flavia Mastrella – per cercare una nuova forma di comunicazione visiva e drammaturgica. Prima creo un piccolo mondo, Antonio improvvisa poi nasce lo spettacolo. Per “Fratto X”, non avendo tavoli per lavorare, ho pensato a immagini digitali; ho fatto una ricerca sulle luci in movimento delle macchine in autostrada, poi mi è venuto in mente di rappresentare la luce però anche due fasce di carne. Antonio diventa un essere antropomorfo, come i personaggi delle opere di Savinio uno dei miei idoli».

Come si svolge lo spettacolo?

«Antonio dialoga con me – spiega Mastrella– e come in tutti i nostri spettacoli lavoriamo sull’esistente. Ci sono da compiere dei movimenti che conosco, glieli spiego, dicendogli anche quello che non deve fare. Poi le cose più complesse se le inventa lui. Le stesse scie luminose le abbiamo portate in scena a Venezia con una performance di 18 persone: si è venuta a creare una sorta di situazione che ha fatto uscire il selvaggio da ognuno di noi, quindi, arrivati allo sfinimento, ne è uscito una sorta di musical tribale che però non ci finanziano. Chissà perché!». —





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