Gazzetta di Reggio

Il Trio Farnese suona Beethoven nella chiesa di San Filippo

Giulia Bassi
Il Trio Farnese suona Beethoven nella chiesa di San Filippo

Giovedì sera (ore 21) il concerto organizzato all'interno della stagione Far-Studim Regiensis. Protagonista sarà il Trio op.3 n.1. Il violinista Ruzza: «Il pubblico deve divertirsi»

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REGGIO EMILIA. Un Beethoven, quello del Trio op.3 n.1, nel quale alcuni hanno visto un tentativo di guardare al sinfonico, altri al quartetto.

È chiaro che il lavoro risale a poco più che agli inizi della sua produzione - lo scrisse infatti a 24 anni - quando in un certo senso ancora sperimentava. Noi siamo incantati dalla coerenza di quel pezzo, dal senso profondo di compattezza, da una scrittura nitida all’interno della quale si muovono i nostri tre strumenti: violino, viola e violoncello.

È solo bello suonarlo e ci dà soddisfazione» commenta Daniele Ruzza violinista componente del Trio Farnese - insieme a Costanza Pepini viola e Pietro Nappi violoncello - che si esibisce giovedì 15 novembre (ore 21) alla Chiesa di San Filippo per la stagione Far-Studim Regiensis.

IL GRUPPO
Il gruppo si è costituito all’interno della Filarmonica Toscanini, all'interno della quale esistono diverse formazioni cameristiche con l’intento di realizzare presso la sede dell’orchestra a Parma, la stagione della domenica mattina denominata “I Concerti Aperitivo”. L’idea artistica che li accompagna, risponde all’esigenza di affrontare nuovi repertori; in questo senso in occasione del debutto il Trio Farnese ha eseguito le Variazioni Goldberg di Bach nella trascrizione di Bruno Giuranna. Domani sarà la volta Trio op.3 n.1 di Beethoven.
 
MOMENTI CLOU
Per quanto riguarda i momenti più significativi, Ruzza cita l'Andante ed il Minuetto che si ispirano ad Haydn: «Il primo così trasparente e delicato, il secondo decisamente scherzoso. Allora questo faceva sorridere anche perché l'abitudine all'ascolto era diffusa e si conosceva quale fosse il percorso normale, solito. Di questi tempi non si ascolta la “classica”, quindi il confine fine tra normalità ed eccezione risulta meno scontato. Noi vogliamo che chi ascolta si diverta come noi... e dunque cercheremo il più possibile di comunicarlo». —
 



 

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