Gazzetta di Reggio

reggio film festival 

In gara un corto al femminile: «Un giallo sul potere dell’arte»

Linda Magnoni

Il corto “A-live” è nella sezione dedicata agli Autori emiliani  L’autrice e regista Alice Rotiroti «Vorrei approfondire il racconto con un progetto più ampio»

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REGGIO EMILIA

Ultimo ciak per il Reggio Film Festival, che termina stasera alle 21 al cinema Rosebud con la premiazione dei cortometraggi vincitori del concorso.

In gara c’è anche un progetto tutto al femminile, quello di “A-live”, scritto e diretto da Alice Rotiroti e prodotto da Filippo Kalomenidis. Kalomenidis è sceneggiatore e story-editor, attualmente sta lavorando per Sky e per la Rai ed è già noto al pubblico del festival. L’anno scorso infatti ha tenuto un workshop di sceneggiatura, mentre quest’anno è tornato in cattedra per un corso finalizzato all’elaborazione di un pitch, per imparare cioè a proporre un’idea per il cinema o la tv. Al suo fianco questa volta anche la compagna Alice Rotiroti, che partecipa al festival anche come autrice del suo cortometraggio “A-live”. Il corto ha già ricevuto molti riconoscimenti in diversi festival ed è l’unico film in concorso, nella sezione “Autori emiliani”, diretto da una regista donna.

Di cosa parla “a-live”?

«È la storia di una giovane donna, Vania, che vuole portare a termine il lavoro incompiuto della madre Ulrike, scomparsa anni prima in circostanze misteriose. Si tratta di una ricerca sulla vita di otto artiste famose, tutte morte suicide. È un grande interrogativo sull’arte e sul suo potere, salvifico o distruttivo».

E che cosa scopre?

«Questo lo vedremo. È una storia con i puntini di sospensione, anche perché “A-live” in realtà vede la luce in modo particolare: nasce come prequel di un progetto più ampio. L’idea iniziale era quella di raccontare la vita di queste donne in otto puntate. Poi in corso d’opera ci siamo resi conto che poteva stare in piedi anche da solo. Ma l’idea di approfondire il racconto è rimasta. Magari mettendo dietro la macchina da presa otto registe donne».

Donne che raccontano altre donne?

«L’idea è proprio quella, riuscire a comunicare un punto di vista marcatamente femminile. Ormai è una questione all’ordine del giorno: qualcosa sta cambiando a livello globale. C’è una presa di coscienza sempre più forte sulla possibilità delle donne di esprimersi e raccontare, anche e soprattutto da parte dei festival».

Come è stato girare questo corto, da regista donna?

«Non facile, soprattutto all’inizio. Ed è vero che si fa il doppio della fatica: è capitato che venissero messe in dubbio le mie capacità di gestire una troupe, ma non tanto in quanto regista alle prime armi, quanto piuttosto in quanto donna. Ma siamo andati avanti lo stesso, e ce l’abbiamo fatta. È stata una gran bella esperienza». —



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