Tra Proust e poesie narrative, il ritorno dello scrittore Pier Francesco Grasselli
Lo scrittore reggiano dopo cinque romanzi (pubblicati da Mursia) e otto anni di silenzio dall’ultima opera “Vivere da morire”, si ripresenta ai suoi lettori con due opere tra loro diverse ma con un tratto comune: proporre un Pier Francesco che si svela
REGGIO EMILIA. Parla come scrive. In modo chiaro, diretto, ironico, anche quando compone poesie. «Le mie sono poesie narrative», ci tiene a sottolineare Pier Francesco Grasselli.
Lo scrittore reggiano dopo cinque romanzi (pubblicati da Mursia) e otto anni di silenzio dall’ultima opera “Vivere da morire”, si ripresenta ai suoi lettori con due opere tra loro diverse ma con un tratto comune: proporre un Pier Francesco che si disvela, senza rinunciare al paradosso, all’intelligente provocazione e alla battuta.
La prima opera è la raccolta di poesie “Sempre meglio che lavorare – Donne solitudini e cocktail (Poesie 1998-2018)”, già disponibile su Amazon e nelle più importanti librerie reggiane; la seconda è la monumentale opera “La ricerca di sè stessi” (anch’essa su Amazon ) su cui ha lavorato per una decina d’anni e di cui è in uscita il primo libro (composto da due volumi), mentre tutti gli altri usciranno entro l’estate.
Si sente più poeta o più scrittore?
«Direi che mi sento entrambe le cose, anche se la poesia l’ho un po’ accantonata. Scrivevo poesie quando avevo 20-25 anni, adesso mi concentro sulla prosa. Quelle che pubblico in “Sempre meglio che lavorare” sono poesie che ho scritto nell’arco di vent’anni e per la maggior parte sono dedicate alle donne. Molte sono erotiche».
Perché Amazon?
«Per gli editori un’opera di questa portata, con 4 - 5 volumi illustrati e di seicento pagine ciascuno, è un investimento molto oneroso, ma dopo potrebbero arrivare i canali tradizionali. Dipenderà dal successo tra il pubblico. Dico già che fa molto ridere, anche se ci sono parti serie. È un libro per tutti, anche per chi vuole riflettere».
“La ricerca di sè stessi”. C’entra Proust?
«Certo che c’entra, anche se non oso paragonarmi a lui... non sono abbastanza megalomane. In sette mesi, due anni fa, mi sono letto tutta la Recherche. È stato un bel viaggio che mi ha insegnato tanto».
È un paragone impegnativo...
«Ho sempre amato i classici. Leggo poco gli autori moderni, anzi quasi solo me stesso...».
Cosa l’ha spinta a scrivere questa opera?
«È stato un episodio che mi è accaduto a Parigi a fine estate del 1999, un periodo in cui viaggiavo da solo in moto per l’Europa. È stato tutto molto strano, quasi ai limiti del sovrannaturale. Coincidenze incredibili che ti spingono a chiederti perché e come sia possibile che accadano certe cose. Ma già prima era scattata la curiosità per la metafisica, la religione,la filosofia».
Cosa le piacerebbe che restasse al lettore?
«La mia intenzione era quella di rivolgermi ai giovani che vedo abbastanza confusi e spaesati in un mondo che dà per scontato che le risposte alle grandi domande non ci siano».
Lo spaesamento deriva anche dall’uso massiccio dei social?
«I social ti rubano tanto tempo. Temo questa abbondanza di comunicazione superficiale. Gli amici su Fb sono spesso quelli che per strada non ti salutano».
L’avevamo lasciata con un cuba libre mentre saliva sulla Porche per andare all’inferno... ora di colpo la saggezza?
«Sono ben lungi dall’essere saggio. Anche se per un po’ di tempo, a detta dei miei amici, sono stato un po’ noioso, specialmente nella fase ascetica durata ben sette anni. Comunque adesso sono tornato alla normalità, al mio equilibrio. Ma con i cocktail ci vado più piano...».
Ci sono già altri progetti in cantiere?
«La stesura della Ricerca è durata 10 anni, ma inframmezzata da altre cose che usciranno nei prossimi mesi. Come il libro su Leonardo da Vinci cuoco e quello su Don Giovanni che arriverà nella Reggio dei tempi moderni, visiterà la città e conoscerà... le reggiane».
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