«La speranza esiste se guardi in su non se tieni gli occhi sul cellulare»
Paolo Crepet domani all’Arco per presentare la sua ultima fatica, “Passione” «Torno spesso a Reggio perché qui si litiga bene. Nel senso che ci si confronta»
REGGIO EMILIA
Bombardare le élite? E per cosa, per favorire un popolo di analfabeti? Pieno di passione e di voglia di provocare come sempre, Paolo Crepet, che domani pomeriggio alle 17.30 sarà alla libreria All’Arco per presentare il suo ultimo libro “Passione”. Un volume dove lo psichiatra, sociologo ed educatore parla della fine della passione nella contemporaneità, e racconta di tre fuoriclasse appassionati, il jazzista Paolo Fresu, lo stilista di Gucci Alessandro Michele e l’architetto Renzo Piano. Un’altra tappa reggiana per Crepet, ormai un aficionado della nostra città. «Ci torno volentieri perché a Reggio si litiga bene. Litigare non vuol dire attaccare briga, vuol dire confrontarsi con laicità, penso si possa fare e si debba farlo», sorride.
La passione fa discutere?
«È una parola che non piace più. È sempre stata considerata il motore dell’umanità, ma nei nostri tempi dei tranquilli social abbiamo scoperto che la passione è una fatica».
E non va bene?
«Siccome ci hanno detto di scappare dalla fatica, abbiamo fatto questa scelta inconsapevole».
Addirittura?
«La mia è una riflessione sul campo dopo i primi incontri per parlare del libro. Subito c’è interesse verso le passioni, ma quando si arriva al dunque la passione diventa un sentimento annacquato».
Non sarebbe impegnativa, invece?
«La passione è molto impegnativa, nella prima parte del libro parlo di come si spiegaai giovani. Io incontro tanti giovani e mi rendo conto di quanto sia difficile che i ragazzi capiscano questo».
Perché?
«Per una ragione banalissima. Le passioni si insegnano con l’esempio. E oggi dove si possono prendere esempi? La politica è molto poco appassionante, è una guerra fra bande».
Non lo è sempre stato, almeno in parte?
«Forse in parte, ma c’era qualcuno che si ergeva, i grandi leader sovrastavano le baruffe chiozzotte. Oggi sono rimaste solo le baruffe chiozzotte».
Qualche buon esempio si trova. Fresu, Michele, Piano, no?
«Sono persone straordinarie con cui spartiamo molto più di un collegamento professionale. E ci ricordano che la passione nasce là dove meno te lo aspetti, è un tappeto volante che ti prende ovunque tu sia, anche se sei agli inferi poi risali, come dice Michele».
La speranza c’è ancora, quindi?
«La speranza esiste se guardi in su, non se guardi il telefonino».
Già, la tecnologia.
«Il digitale è un grande cameriere, serve tutti i clienti, dopo di che ti accorgi di non saper far nulla perché te lo ha fatto qualcun altro. Se non si prova a fare le cose sporcandosi le mani non si cresce».
Oggi non è così?
«Oggi la tecnologia ti permette di fare di tutto seduto su un divano. È un atteggiamento arrogante verso la vita vera, per chi la conosce, e sa che è più complicata».
Come se ne esce?
«Penso a Reggio, al suo lavoro sull’educazione. Dobbiamo tornare al pongo, ai giochi e togliere la tecnologia. Se questo non è chiaro allora mi vergogno del futuro dell’umanità».
L’educazione è la chiave?
«Penso si debba tornare all’educazione classica, quella che prevede che i genitori si incazzino, quella è il futuro. Oggi nelle piazze girano delle specie di zombie sedicenni che bevono e fumano come cammelli, che non si ricordano nemmeno dove abitano».
Tornare indietro va bene?
«Tornare in indietro non vuole dire mettere la retromarcia, significa prendere con buonsenso dal passato ciò che ha reso straordinaria l’umanità, senza prendere tutto quello che propongono da Cupertino (sede della Apple). Sono persone simpatiche ma sono dei mercanti».
Al mercato c’è da stare attenti?
«Io sono abituato ad andare al mercato, con attenzione. E oggi voglio rivalutare il merito, le competenze e anche le élite. Lo dico a proposito di quel giovanotto del Pd che ce l’ha con chi sa le cose. Per tornare a voi, chi fa il miglior Parmigiano Reggiano io lo chiamo élite: il Parmigiano Reggiano non è tutto uguale, non mi vergogno che ci sia qualcuno di più bravo a farlo, anzi lo stimo e mi stimola. Dobbiamo bombardare le élite? Per favorire un popolo di analfabeti?».
Come sempre, non si nasconde. Ma il suo pubblico come reagisce?
«Dal vivo qualcuno contesta. L’altro giorno una signora ha avuto da dire, perché ce l’avevo con i no-vax. Mi ha detto che il morbillo c’è sempre stato. Se per quello c’è stata anche la peste, se vogliono tornare alla Venezia del ‘500 con i cadaveri sul Canal Grande. Se questo è il futuro io sono Napoleone». —
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