Da 55 anni in piazza c’è anche il “padellone” che scende da Marola
Il matrimonio si deve ai tanti reggiani che negli anni Settanta e Ottanta passavano le loro vacanze in quota
REGGIO EMILIA. In piazza con le castagne di Marola. Da oltre mezzo secolo uno dei grandi simboli della fiera cittadina dedicata al santo patrono, è l’enorme padellone metallico delle caldarroste in piazza San Prospero, alimentato dal fuoco a legna e curato dai volontari della festa di Marola.
Un recinto, un falò centrale, il grande oggetto da oltre due metri di diametro e attorno tanti abili manovratori, pronti a spostare manici e leve per preparare le castagne arrostite, uno dei grandi classici montanari della stagione. Le caldarroste o “mondine”, in dialetto appenninico, da mangiare bollenti, scottandosi le dita per togliere il guscio, rigorosamente da accompagnare con lambrusco, bianco frizzante o anche con il vin brulé.
L’immagine è ormai una piccola icona autunnale, a ottobre si può vedere nelle varie puntate della festa della castagna di Marola e poi, a fine novembre, nella piazza “dei leoni”, dove i fuochisti del paese carpinetano sono una presenza fissa da oltre mezzo secolo.
Ma da dove nasce questo matrimonio tra pianura e montagna? Perché il padellone scende ogni anno per San Prospero? Le risposte si trovano nella festa della castagna di Marola, senza dubbio la più nota e frequentata del territorio provinciale. La manifestazione nel 2018 ha festeggiato il traguardo della 55esima edizione e praticamente dalla prima annata ha sempre avuto un’appendice cittadina per San Prospero.
Ennesima conferma del fortissimo legame presente fra il paese e Reggio, un rapporto cementato nei decenni: fra gli anni Settanta e Ottanta tantissimi reggiani hanno preso casa a Marola e dintorni, i ragazzi passavano in quota le ferie estive assieme a qualche parente per venire poi raggiunti dai genitori nei fine settimana e, ad agosto, per le vacanze ufficiali. Un fenomeno che ha portato a una grande crescita urbanistica per Marola e al robustissimo rapporto con la città, che nel giorno del patrono viene a suo modo consacrato usando il frutto per eccellenza della zona. L’area attorno al paesino è da sempre rinomata per la qualità dei marroni e per la bellezza degli alberi di castagno, e il bellissimo altipiano a fianco del seminario è da sempre meta di passeggiate coi bambini, per passare qualche ora all’aria aperta e raccogliere frutti dai ricci appena caduti.
La festa di Marola nasce come tentativo di dare energia e vitalità al borgo, e riesce rapidamente nell’impresa. Dopo un esordio in cui le castagne venivano solamente vendute crude, già dalla seconda edizione si sono unite le caldarroste. Ed è quindi giunta la necessità di uno strumento adeguato per cuocere i frutti in piazza, così da mostrare la procedura ed allo stesso tempo evitare lunghe attese ai visitatori.
I volontari dell’epoca hanno realizzato il primo grande padellone metallico, appoggiandosi a fabbri locali, e lo strumento è stato utilizzato per una ventina d’anni abbondante, per poi essere sostituito. Il ricambio è fisiologico, l’attrezzo viene assemblato artigianalmente e nel periodo autunnale viene chiamato a fortissime sollecitazioni, giorni interi sul fuoco per far saltare le “mondine”.
Gli interventi di “restauro” e i cambi sono dunque inevitabili. Ogni anno qualche pezzetto del padellone viene sostituito con un ricambio nuovo, ma la tenuta complessiva non è infinita, e nel corso di questo mezzo secolo diverse padelle si sono alternate sopra le braci e i ceppi.
Il padellone usato in questo 2018 è ormai a fine corsa, dopo un abbondante decennio di lavoro a pieno ritmo, visto che ogni domenica di ottobre a Marola comporta migliaia di presenze con relativa richiesta di castagne. A San Prospero, però, sarà al suo posto, ovviamente, assieme a decine di volontari che da sempre dedicano tempo ed energie al loro paese e alle sue tradizioni. Santo patrono incluso. —
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