Gazzetta di Reggio

l’incontro 

L’oscar della moda Gabriella Pescucci incanta i ragazzi del liceo Chierici

Cristina Fabbri
L’oscar della moda Gabriella Pescucci incanta i ragazzi del liceo Chierici

La nota costumista ha tenuto una lezione agli studenti «Ascoltatevi, capite cosa vi piace fare e puntate su quello»

3 MINUTI DI LETTURA







Il cinema? «È una grande finestra sul mondo». L’abbigliamento, in un film, quanto è importante? «Beh, il vestito, i capelli, il trucco sono il primo passo per un attore per entrare nel personaggio. Contano moltissimo». Gabriella Pescucci – una delle costumiste più note al mondo, vincitrice dell’Oscar per gli abiti del film “L’età dell’innocenza” – ha incontrato ieri pomeriggio gli studenti del liceo Chierici per una lezione-dibattito su stile, costume, moda, cinema.

Ha raccontato la sua vita, ha dispensato consigli e si è sottoposta volentieri alle numerose domande dei ragazzi. Ha parlato del significato che ha per lei un abito. «Da un costume si può capire molto di una nazione, di un popolo, di una cultura. Esprime un modo di pensare».

E ha aggiunto: «La moda è strettamente legata ai grandi cambiamenti sociali. Ad esempio dopo le guerre ci sono state importanti rivoluzioni pure nel costume: il “new look” di Christian Dior è arrivato dopo la seconda guerra mondiale».

Durante l’incontro si sono susseguiti vari video per mostrare ai ragazzi i principali film e i principali successi che hanno costellato la vita di Gabriella Pescucci. A partire dal momento della consegna dell’Oscar nel ‘93 per il film di Martin Scorsese, quando lei ringraziò anche la Sartoria Tirelli, con la quale ha sempre collaborato.

Poi è stata la volta di spezzoni de “I sette fratelli Cervi” del ’66, di “C’era una volta in America” di Sergio Leone e de “ll nome della Rosa”. Senza contare “La Fabbrica di Cioccolato” di Tim Burton, “La prima cosa bella” di Virzì, la serie tv “I Borgia”. Tutti capolavori dove i suoi abiti hanno contribuito a rendere ancora più incredibili i film e che le sono valsi vari riconoscimenti, dai David di Donatello agli Emmy Awards.

«Sono fortunata – ha commentato – faccio un mestiere che amo ancora, anche a distanza di anni. Ricordate però che il mio, come tutti i mestieri, non è sempre facile. Richiede impegno, i tempi sono spesso stretti, nessun regista dà carta bianca. Vi suggerisco, un indomani, di non puntare mai i piedi». Ha spiegato che il mestiere del costumista richiede molta ricerca. «Per fortuna le persone sono sempre state vanitose. Così quando devo fare una ricerca, a secondo del periodo storico, mi ispiro ai dipinti o, se ce ne sono, alle foto. Oggi col web è più facile». Ha parlato di Photoshop ma ha aggiunto: «Io amo ancora disegnare a mano i bozzetti». E ha precisato che la ricerca delle stoffe, specie per i film d’epoca, non è mai semplice.

Ai ragazzi che stanno ancora cercando la loro strada, ha suggerito: «Ascoltatevi dentro. Cercate di capire cosa vi piace fare e puntate su quello. Quando finirete la scuola, non arricciate il naso, iniziate anche dal basso. Lo so, la mia generazione è stata fortunata. Quando avevo la vostra età sentivo che ci si aspettava molto dai giovani. Ma non demordete».

Infine ha apprezzato il Chierici, che ha visitato poco prima dell’incontro con la dirigente, e la nostra città. Guardando al futuro, ha annunciato che «ho due progetti in programma in gennaio», ma ha preferito non svelare altro. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google