Una sconfitta che guidò Puccini a conquistare la gloria mondiale
“Le Villi” divenne subito un grande successo nonostante il fiasco al concorso Sonzogno, vinto dal reggiano Zuelli
C’è una ragione precisa per cui i reggiani dovrebbero andare a vedere l’opera “Le Villi”, giovedì sera oppure nel pomeriggio della prossima domenica. Non solo perché chi vuole conoscere davvero Puccini non può fermarsi a quei titoli che danno a ogni teatro la garanzia di fare il pieno, ma anche perché il percorso del maestro non è frutto del caso, anzi è una sequenza lineare di esperimenti che da uomo del suo tempo trasformano il maestro in precursore della musica del XX secolo e oltre, visto che ancora adesso è possibile trovare tracce della sua musica nel cinema e nella televisione contemporanei.
“Le Villi” è il primo gradino di questa corsa verso il futuro, organizzata con i piedi ancora ben fissati al terreno della seconda metà dell’Ottocento, quando il grand-operà si giocava le ultime carte.
La storia di quest’opera di breve durata è ricca di aneddoti, per alcuni dei quali non sarà mai possibile chiarire la veridicità. Partendo dai fatti, il giovane Giacomo Puccini nel 1883, a nemmeno 25 anni, accettò il consiglio del suo maestro Amilcare Ponchielli e partecipò al concorso Sonzogno per atti unici. Il soggetto era appunto “Le Villi”, tratto da una leggenda nordica messa sulla carta dal poeta Ferdinando Fontana.
Puccini non vinse, anzi “Le Villi” non venne nemmeno presa in considerazione. Perché? Presentata l’ultimo giorno disponibile, si disse che fosse scritta a zampa di gallina, con una grafia talmente astrusa e frettolosa da renderne impossibile la lettura. E questo può essere. Ma può essere anche che Puccini non sia stato preso in considerazione per una guerra commerciale fra i due concorrenti nell’editoria musicale dell’epoca – Ricordi e, appunto, Sonzogno. Perdendo il concorso Sonzogno, passò a casa Ricordi dove lo si considerava una promessa nel firmamento operistico.
Brutte scritture e giochi economici a parte, nulla permette di dire che Puccini avrebbe vinto se il concorso si fosse svolto davvero ad armi pari. Tuttavia, “Le Villi” divenne ugualmente un successo, tanto da conoscere più di una versione e una notevole serie di allestimenti, fino a quando questo titolo d’esordio non venne scalzato dai capolavori che arrivarono dopo “Edgar”.
Ma chi vinse quel concorso Sonzogno del 1883? Lo vinsero in due a pari merito, il lombardo Luigi Mapelli e il reggiano Guglielmo Zuelli, che propose “La fata del Nord”, tanto per continuare a guardare a settentrione. Quel concorso fu purtroppo l’unico successo in carriera del nostro concittadino (per altro coraggioso musicista di umilissime origini) mentre da una sconfitta Puccini seppe spiccare il volo verso la fama.
Il Focus Puccini organizzato ora dai Teatri rende giustizia a un’opera in sostanza dimenticata che merita invece una riproposta critica, senza essere relegata al ruolo di mera curiosità storica.
In questo filone si inseriscono le iniziative collaterali, come la giornata di studi di oggi affidata a musicologi di calibro internazionale. Si badi, non si tratta di un appuntamento riservato a eruditi addetti ai lavori, ma di un’occasione per diventare ascoltatori attivi di un patrimonio di arte che in “Le Villi” trova il punto di partenza. Nel pomeriggio, di altissimo livello il concerto di Liuwe Tamminga che ha il pregio di rimettere a disposizione dei reggiani l’organo del Municipale, strumento di pregio. Senza dimenticare il concerto di sabato prossimo, in cui Puccini sarà accostato proprio a Zuelli e Malpeli. Una “rivincita” del concorso.
Le visite guidate della Gazzetta di Reggio si pongono in quest’ottica: a teatro andiamoci da protagonisti. —
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