Gazzetta di Reggio

L’intervista 

Il grande ritorno di Giorgio Canali: «Nessuna nostalgia io guardo avanti»

Adriano Arati
Il grande ritorno di Giorgio Canali: «Nessuna nostalgia io guardo avanti»

Protagonista del rock alternativo, già chitarrista di Csi e Pgr è ora in tournée con i Rossofuoco e il suo nuovo album 

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REGGIO EMILIA. «Il miglior album che ho mai fatto», ispirato anche al grigio cielo padano di Correggio, dove si è trasferito da poco. Giorgio Canali è di nuovo in viaggio, impegnato in un lungo di tour di concerti che, si augura, gli permetterà di suonare anche nel Reggiano. Da poche settimane è uscito il suo ultimo album, “Undici canzoni di merda con la pioggia dentro”, e già il titolo ricorda a tutti chi è Canali e la sua furibonda vena rock, che gli anni non sembrano aver placato. A Reggio è sempre stato un volto noto, grazie alla lunga militanza con Cccp, Csi e Pgr, tutti gruppi nati attorno a Ferretti e Zamboni, e ora vi ha pure trovato residenza. «Da qualche mese vivo a Correggio, la pianura Padana mi ha ispirato nei testi, quando parlo di cieli grigi sono quelli che vedevo da casa», racconta.

Casa che rischia di vedere poco, perché sarà sempre in giro con i suoi Rossofuoco.

«Beh, suonare dal vivo è l’unico modo per sopravvivere per un musicista, oggi. I dischi non esistono praticamente più. E per me non è solo una questione economica: senza concerti, non so cosa farei, è la mia vita».

Come è andato l’inizio del tour?

«Bene, ed è stato bello per qualche volta non sentire il pubblico mentre canta le mie canzoni, era troppo presto perché potessero impararle a memoria. E sono io quello pagato per cantare».

E queste nuove canzoni, val la pena impararle a memoria?

«Questo credo sia il mio miglior album di sempre e non sono uno che lo dice tutte le volte. Io sono molto legato a “Nostra signora della dinamite” e quando sono usciti “Rojo” e poi l’album di cover non ho mai detto che fossero migliori. Questa volta ne sono convinto».

Addirittura?

«Sì, sono contento per le melodie, per i testi e i pensieri, per come le parole si mettono insieme alla musica e al ritmo. Anche con la band ormai c’è enorme sintonia, d’altronde suoniamo insieme da 15 anni e c’è grande feeling».

Dal disco precedente sono passati sette anni. Cosa è successo? Voleva lavorare con calma?

«Credo siano alcuni dei mie migliori brani anche perché rappresentano la fine di un lungo periodo in cui non avevo trovato nulla da dire, in cui non ero riuscito a scrivere nulla, una crisi che adesso è finita. E ora ho voglia di suonare tanto dal vivo per portare in giro queste canzoni».

Ha parlato dei testi. Come sempre cattivi ed efficaci. Si fa ispirare dalla cronaca?

«Non tanto, ormai quando si legge qualcosa questa notizia è già passata, è già morta. Mi informo di seconda mano, diciamo così, riprendendo quello che mi raccontano dopo. E non è detto che sia peggio».

E non si occupa troppo dei “bei tempi andati”? Niente nostalgie?

«Io guardo avanti, penso avanti, sono sempre stato così. Non sono nostalgico e non mi interessa sentire ancora parlare di Cccp, Csi, Pgr».

Ha detto che suonare è la sua vita. La vedremo anche nel Reggiano?

«È strano, io a Reggio non ho mai suonato molto e dire che ora ci vivo, a Correggio. Quando parlo di cielo padano parlo di quello che ho visto in questi mesi. Vedremo se si aprirà qualche opportunità, a Modena e Parma farò tappe, comunque».

E a Correggio insegue Ligabue?

«Facciamo cose diverse, tutto qui. Solo non gli augurerei il mio pubblico, più che altro per questioni numeriche». —




 

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