«Bisogna stare attenti è un po’ come avventurarsi in una cristalleria»
REGGIO EMILIA. Parla con profonda competenza Pier Giorgio Morandi, direttore d’orchestra, alle prese con Le Villi. Il cast è formato da Maria Pia Piscitelli (Anna); Alberto Gazale e Michele Kalmandy...
REGGIO EMILIA. Parla con profonda competenza Pier Giorgio Morandi, direttore d’orchestra, alle prese con Le Villi.
Il cast è formato da Maria Pia Piscitelli (Anna); Alberto Gazale e Michele Kalmandy (padre); Guglielmo Wulf e Matteo Lippi (fidanzato Roberto). Una parte di rilievo nell’opera è affidata alle coreografie, realizzate da Melange Productions AB a cura di Fernando Melo.
Da sempre innamorato dell’autore, Morandi ha diretto altre volte Le Villi, anche in forma di concerto: è successo ad Amsterdam e a Bruxelles. «Fin dalle prime note – commenta – si legge una certa timidezza da parte di Puccini ad “entrare” nell’opera. Ciò si spiega con il fatto che precedentemente aveva creato soltanto lavori sinfonici, quindi per lui il melodramma è un nuovo mondo in cui si affaccia con pudore. Mano a mano che l’opera procede, tuttavia, è come se prendesse coraggio, tanto che dopo il grande concertato della preghiera (finale primo atto), Puccini ci appare diverso, quasi gratificato, di quello che sta facendo. Rinfrancato e sicuro, nella seconda parte scrive cose stupende come l’Aria del tenore, un vero capolavoro, e parimenti quella del baritono, uno dei pezzi più belli che abbia scritto: quest’aria rimane un caso isolato, in quanto nei grandi capolavori successivi, scrive molto per tenore e soprano relegando il baritono a un ruolo minore. E ancora, nel secondo atto Puccini disegna una linea di tensione drammaturgica di un certo spessore». Morandi, che sarà alla guida della Filarmonica dell’Opera Italiana Bruno Bartoletti e del Coro della Fondazione Teatro Comunale di Modena, sottolinea quanto la partitura dell’opera sia di soddisfazione per l’orchestra. «Per la musica – spiega – Puccini trae ispirazione, come accadeva a molti giovani, dal wagnerismo. La partitura presenta armonie audaci, qualche dissonanza nonché accordi settima, nona e tredicesima... ma è riuscito a mantenere una linea melodica tipica italiana da inserirsi nello stile del belcanto». Per l’orchestra, «è come entrare in una cristalleria, tanto sono delicate le parti da affrontare». —
G.B.
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