Un Leonardo in versione Sherlock Holmes
Lo scrittore Marco Malvaldi ha presentato All’Arco “La misura dell’uomo”, un giallo ambientato nella Milano del 1493
Come nasce l'idea di scrivere un romanzo giallo su Leonardo da Vinci? Chi lo conosce saprà già che Marco Malvaldi è uno scrittore come si suol dire “eclettico”: oltre ai conosciutissimi volumi dedicati ai “Vecchietti del Barlume”, lo scrittore pisano ha alle spalle anche sei romanzi e cinque saggi. Ne consegue dunque che una fatica del genere, su richiesta della casa editrice Giunti che gli aveva chiesto di produrre un’opera in onore dei cinquecento anni dalla morte del genio italiano, non poteva che non essere alla sua altezza, vista - come lui stesso afferma - la sua immancabile faccia di bronzo.
«Sono stato invitato nella sede della Giunti a Firenze che era poi la villa di Brunetto Latini, il maestro di Dante. Mi hanno fatto vedere i manoscritti di Leonardo e mi hanno dato due anni e mezzo di tempo. Sarebbe stato questione di pigrizia rifiutare».
Il romanzo in questione si intitola “La misura dell’uomo”, ed è già primo in classifica nelle vendite.
Ieri sera alla Libreria All’Arco di Reggio Emilia è avvenuta la presentazione con l’autore, intervistato dal giornalista Achille Scalabrin. Ad accoglierlo con calorosa partecipazione un pubblico numeroso, che non si è fatto mancare alla fine dell’incontro la copia autografata. La storia è ambientata a Milano nel 1493 e vede per protagonista un Leonardo quarantenne, un po’ dandy (amava vestire di rosa), che si ritrova a indagare per conto di Ludovico il Moro sulla morte di un uomo trovato senza vita in una corte del Castello Sforzesco. All’interno del romanzo si avvicendano trame politiche, economico-finanziarie, il rapporto di amore/odio con la propria madre, gli studi anatomici quasi al livello degli attuali, raccontati con una buona dose di ironia, che l’autore sa condire con un certo livello linguistico, ricco di toscanismi. Qui stava la sfida: «Per far dire cose inventate a un personaggio vero bisogna conoscere un po’ il carattere, ma se è un genio di cui si parla allora sì che bisogna avere la faccia di bronzo» ha rivelato Malvaldi. Da ricordare, la dedica rivolta a tutti i professori delle scuole pubbliche.
Di Leonardo l’autore ammira la continua voglia di imparare, il desiderio di sapere più di ogni altra cosa. «Io non sono Leonardo, ma ho fatto della cultura il mio modo di vivere. Al liceo ero ignorante, arrogante e soprattutto ignorante di essere ignorante. Per questo devo ringraziare le mie professoresse del liceo che hanno capito questa cosa e me l'hanno fatta capire, dandomi da leggere certe letture che in quel periodo della mia esistenza sono state fondamentali. È compito degli insegnanti non far finta di niente e se sei ignorante te lo devono dire e provare in cinque anni a mettere su qualche mattoncino. Il ringraziamento va in primis a coloro che mi hanno “sgrassato”». —
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