Gazzetta di Reggio

Puccini, Zuelli e Mapelli “dialogano al Valli” nel Piccolo Concerto

Giulia Bassi
Puccini, Zuelli e Mapelli “dialogano al Valli” nel Piccolo Concerto

Tra un brano e l’altro parlerà Bossini musicologo e voce di RaiRadio Tre «Ci tuffiamo nella Scapigliatura»

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Esiste un legame forte, una vera e propria trama, tra Puccini, Zuelli e Mapelli i compositori scelti per il “Piccolo Concerto” in programma domani (ore 18) al Ridotto del Teatro Valli con Alice Quintavalla soprano, Jay Kwon tenore e Alma Shaikimova pianoforte.

Ne parlerà, tra un brano e l’altro, Oreste Bossini voce nota quanto inconfondibile di RaiRadio Tre, musicologo apprezzato per chiarezza espositiva e profondità contenutistica. «I due sono contemporanei di Puccini – spiega – e Zuelli è reggiano. Ha avuto una vita difficile essendo rimasto orfano a 3 anni; rimase con la nonna ma i due furono arrestati per accattonaggio. In orfanotrofio il talento della musica l’ha in un certo senso riscattato. La consacrazione gliela diede Luigi Mancinelli che gli affidò la direzione di alcune repliche del Tristano e Isotta dopo Giuseppe Martucci».

Ma tra Zuelli, Mapelli e Puccini che legame esiste?

«I tre presero parte nel 1883 al concorso riservato a giovani compositori italiani promosso dall’editore Sonzogno (una sorta di caccia al talent diremmo oggi) che nella seconda edizione del 1888 incoronò Cavalleria rusticana di Mascagni. L’esito del concorso fu sorprendente: vinse Zuelli con la sua Fata del Nord, a pari merito con Anna e Gualberto di Luigi Mapelli, mentre Le Villi di Puccini, che pure era il pupillo del presidente della giuria Amilcare Ponchielli, non fu nemmeno menzionata».

Sembra incredibile che Puccini non abbia vinto.

«Dicono anche che sia stato Ricordi ad ordire una manovra, in quanto Puccini doveva diventare il suo autore di punta. A parte questa trama viene anche da pensare che tenendo conto delle convenzioni dell’epoca, furono giudicate più interessanti La Fata del Nord o l’opera di Mapelli perché più vicine alla tradizione anche per la qualità del libretto. Puccini nelle Villi aveva fatto esperimenti, tanto è vero che il lavoro sta a metà tra opera, balletto, poema sinfonico e l’amalgama poteva risultare ambiguo... In ogni caso, l’esito del concorso suscitò un coro di commenti negativi, sfociati in una raccolta di fondi per allestire privatamente l’opera bocciata al Teatro Dal Verme, il 31 maggio 1884».

E le musiche del “Piccolo Concerto”?

«Faremo sentire momenti dalle tre opere: Anna e Gualberto (romanza del tenore, l’unica di cui esiste la partitura), quindi La Fata del Nord e Le Villi di Puccini la (scena di Anna e romanza di Roberto)».

Cosa accomuna questi musicisti?

«Appartengono a una generazione di musicisti che ha respirato questa sensibilità portata dalla cultura della Scapigliatura con un senso di apertura alla grande cultura internazionale. Più che una scuola era l’espressione di una nuova sensibilità, e cercava di superare il provincialismo culturale della giovane nazione guardando ai fermenti più innovatori del grande Romanticismo europeo».

C’entra anche Wagner.

«Questi partecipano alla grande rivoluzione da lui introdotta contro i sostenitori della vecchia forma melodrammatica; videro in Wagner qualcosa di nuovo, più aderente a una visione della vita dei valori. Uno degli esponenti della Scapigliatura era Ferdinando Fontana, autore dei libretti delle Villi e di Anna e Gualberto. In quegli anni tuttavia l’antica tradizione musicale era molto forte. Non parliamo dell’Italia del mandolino ma di Palestrina e di coloro che praticano il contrappuntistico e degli organisti. In Puccini tutto questo era presente, mescolato al genio individuale; in più lui era capace di tradurre a meraviglia la componente umana». —



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