Il ricordo di Bertolucci durante la visita alla mostra dedicata a Umberto Tirelli
Fiorello Tagliavini fu coinvolto come comparsa nelle riprese di “Novecento”, domani traccerà un profilo del grande regista
A pochi giorni dalla scomparsa, Gualtieri domani ricorderà Bernardo Bertolucci, uno dei grandi maestri del cinema italiano. Alle 16 la visita guidata alla mostra "Umberto Tirelli. Ritorno a Gualtieri" prenderà avvio sostando davanti al costume indossato da Dominique Sanda nel film "Novecento" dove Fiorello Tagliavini, direttore del teatro “Ruggeri” di Guastalla e coinvolto nelle riprese di “Novecento” nel ruolo di comparsa, traccerà un profilo del celebre regista.
L’omaggio a Bertolucci avviene in un contesto particolare, a “casa” di un altro grande artista legato al mondo del cinema come Tirelli, che con le creazioni della sua casa di moda ha vestito famosissimi film. Andando a ripercorrere le rispettive carriere, si scopre che gli intrecci tra queste due star della bassa padana sono stati molteplici. Innanzitutto, in ambito cinematografico: come detto, i due hanno lavorato insieme in “Novecento”, e il costume indossato dalla Sanda – ideato dalla costumista Gitt Magrini che con Bertolucci ha collaborato anche in “Ultimo tango a Parigi” – è una delle testimonianze più concrete e preziose di questo sodalizio.
Un’ulteriore prova del legame che unisce i due artisti è la significativa presenza di Bertolucci nel filmato “Vestire i sogni”, proiettato all’interno della stessa mostra, che raccoglie gli aneddoti di tanti vip legati alla Tirelli costumi e al suo fondatore. Curiosamente, il regista apre e chiude i 53 minuti di video, con alcuni interventi non banali che denotano la stima e l’ammirazione verso il noto costumista. «La lunghezza di una gonna – spiega Bertolucci nel proprio intervento – a seconda che arrivi sopra o sotto il ginocchio dell'attrice, a volte ha più importanza di un'idea di sceneggiatura, i particolari legati all’estetica e al look sono per me fondamentali. Cominciai a fare cinema da giovane e conoscevo Tirelli soltanto di nome, perché compariva nei titoli di coda dei film di Visconti. Lo consideravo irraggiungibile, ma dopo averlo conosciuto mi sono dovuto ricredere: con il suo accento della Bassa mi ha fatto sentire subito a casa».
C’è inoltre un episodio curioso raccontato da Bertolucci. «Dovevo andare a Cannes per ritirare un premio – spiega il regista – e non avevo lo smoking. Mi rivolsi a Umberto che mi chiamò in sartoria e mi fece indossare uno smoking degli anni Quaranta, con una cura eccezionale, come se fossi l’attore di un film. Nel guardarmi allo specchio con addosso quell’abito non vidi più Bernardo Bertolucci, mi sembrava di essere Gary Cooper».
Curiosamente, i legami tra i due personaggi affondano negli anni precedenti alla loro consacrazione. Umberto Tirelli – così come l’altro celebre costumista reggiano, Danilo Donati di Luzzara – era stato alunno di Attilio Bertolucci, padre di Bernardo, poeta e uomo di grande cultura, che raggiungeva a Parma in treno. —
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