Gazzetta di Reggio

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Pippo Delbono porta “La gioia” sul palco del teatro Asioli

Pippo Delbono porta “La gioia” sul palco del teatro Asioli

In scena uno spettacolo che è anche un viaggio. L'attore e autore: «Penso alla gioia come a qualcosa che c’entra con l’uscita dalla lotta, dal dolore, dal buio. Penso ai deserti, penso alle prigioni, penso alle persone che scappano da quelle prigioni, penso ai fiori»

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CORREGGIO. Lunedì 3 dicembre (ore 21) al Teatro Asioli di Correggio arriva “La gioia”, la nuova creazione di Pippo Delbono, interpretato dalla sua ormai celebre compagnia, arricchito dalle composizioni floreali del fleuriste belga Thierry Boutemy, prodotto da Emilia Romagna Teatro con Théâtre de Liège.

Pippo Delbono è un artista che ha fatto della diversità e del dolore una strada per raggiungere la conoscenza e la gioia attraverso la danza di corpi e figure umane fuori dai canoni (celebre il sordomuto Bobò, “salvato” dal manicomio di Aversa e trasformato in un’icona), realizzando un teatro che assomiglia alle folgorazioni della poesia, con uno sguardo feroce e meraviglioso alla vita; è un “artefice”, ormai riconosciuto in tutto il mondo, che è insieme autore, regista, attore, danzatore e qualcosa di più delle somma di questi ruoli.
 
Ogni sua creazione è frutto di un lungo apprendistato, con Rasmussen dell’Odin Teatret, con Pina Bausch, in cerca di una tecnica che permetta il lasciarsi andare, è teatro fatto di frammenti letterari, materiali di costruzione come le azioni, le musiche, i corpi, “montati” in immagini contrastanti, in una “dialettica dei contrari” in cui la parola contiene l’azione il suono la musica (e viceversa).
 
«Penso alla gioia come a qualcosa che c’entra con l’uscita dalla lotta, dal dolore, dal nero, dal buio – spiega Delbono – Penso ai deserti, penso alle prigioni, penso alle persone che scappano da quelle prigioni, penso ai fiori».
 
Perché la gioia è la ricerca della gioia, un cammino infinito ma semplice verso questa esaltazione assoluta, questa bruciante intuizione che è, appunto, la gioia.
 
Delbono si espone in prima persona fino all’esibizione spudorata dell’autobiografia, fino a mettere in scena il proprio ruolo di regista-direttore-autore, fino a configurare lo spettacolo come proiezione del proprio io in cerca del mondo, però offrendo allo spettatore un lavoro sfaccettato che ciascuno può riscrivere dentro di sé per dargli un proprio filo. Biglietti: 15, 17.50 oppure 20 euro. —

 

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