Un viaggio dagli anni Ottanta fino all’avventura del Maffia
I giovani “esploratori” di allora si alterneranno per raccontare gli ultimi trent’anni di esperienze e passioni nella «città che suona»
REGGIO EMILIA. È davvero un lungo viaggio quello di “Cross”, avanti e indietro almeno dagli anni ’80 ad oggi. E per quanto riguarda la musica, è un suggestivo modo per guardare a esperienze magari oggi svanite parzialmente nel dimenticatoio, così come per ricordare i vecchi colossi.
Il via lo dà uno dei padri fondatori, Massimo Zamboni, creatore di CCCP e CSI con Giovanni Lindo Ferretti. Le sigle più note, certo, ma pure i dischi più alti e indimenticabili, ancora di più riascoltati con le orecchie odierne. Da lì sono partite tante diramazioni, citate pure dalla Baraldi. Giorgio Canali, chitarrista dei CSI e poi partner in crime nel tributo ai Joy Division. Il batterista di Zamboni, Simone Filippi, è anche una delle chitarre degli Ustmamò di Villa Minozzo, tornati a nuova vita.
I primi contatti reggiani di Olivier Manchion, in questi anni animatore di tante rassegne, risalgono a una vita fa, ai tempi belli in cui i CSI erano anche etichetta come CPI e lavoravano con realtà estere, come i bravissimi Ulan Bator. Era la fine del millennio scorso, il periodo in cui covavano le prime prove di quelli che sarebbero diventati gli Offlaga Disco Pax e in cui i Julie’s Haircut – all’epoca ancora con base a Sassuolo – facevano uscire i loro primi dischi. A Cavriago, in contemporanea, esordivano I Giardini di Mirò, attivi con una discografia solidissima e spesso coinvolti in progetti con gli altri nomi citati. Sempre a cavallo fra i millenni, il Maffia di viale Ramazzini finiva nelle riviste di musica di tendenza britannica come uno dei luoghi di culto, ospitando grandi nomi dell’elettronica e covando due generazioni di dj e rapper. Reggio una città che suona, davvero, e su fronti molto diversi lo ricordano anche validissimi strumenti e cantanti come Comunale, Pappo Papini, Renata Tosi e Beto. —
Adr.Ar.
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