La Capinera di Verga diventa un’opera-ballo La coreografia è di Valerio Longo
Vi hanno lavorato Mogol, Gianni Bella e Giuseppe Fulcheri La regia è di Dante Ferretti. L’8 dicembre la prima mondiale
C’entra anche Valerio Longo, ex danzatore di Aterballetto e ora coreografo affermato, nella Capinera, “melodramma moderno” che debutta in prima mondiale sabato 8 dicembre (per sei recite fino al 18) al Teatro Massimo Bellini di Catania. Vi ha lavorato una rosa di nomi eccellenti a partire da Gianni Bella, mente organizzativa dell'opera. Musicista già famoso alla fine degli anni ’60, in quanto scrisse canzoni di successo per sua sorella Marcella – una fra tutte “Montagne verdi” (1972) – la sua vera creatività si evolve e matura negli anni sino alla collaborazione con Mogol, col quale lavora e realizza prodotti di grande respiro poetico. Infatti per “La Capinera” lo ha coinvolto.
LA STORIA DI VERGA
Il soggetto è tratto dal romanzo epistolare “Storia di una capinera” di Giovanni Verga che appunto Gianni Bella, per la prima volta alla prese con la lirica, ha trasformato in melodramma classico. «Nasce da una proposta che Giuseppe Fulcheri fece a mio padre – spiega Chiara Bella, la figlia di Gianni, colei che dopo l’ictus che lo ha colpito, parla per lui – e lui, originario di Catania, si è lasciato subito coinvolgere, sentendo di poter creare una musica diversa dal pop, sviluppando uno stile melodico adatto per le voci liriche.
«Capivo dentro di me – queste sono parole di Gianni Bella – che stava per nascere qualcosa di completamente nuovo. Questo mi dava la carica per proseguire giorno dopo giorno nella composizione, e più andavo avanti più mi convincevo che era così».
LO STAFF
Un mondo lontano, ma stimolante allo stesso tempo, gli si è schiuso davanti agli occhi e così ha deciso di andare fino in fondo. Le prime idee le ha avute nel 2003 per scrivere le ultime note nel 2010, pochi mesi dopo essersi ammalato. Quindi ha coinvolto per l’orchestrazione Geoff Westley, pianista britannico che vanta una lunga collaborazione con eccellenze della musica italiana come Lucio Battisti; Mogol per scrivere le liriche del libretto messo a punto da Fulcheri; e il regista Dante Ferretti, che non ha bisogno certo di presentazioni. L’idea di produrre un melodramma moderno ha catturato l’interesse anche del sovrintendente del teatro Roberto Grossi e del direttore artistico Francesco Nicolosi che con entusiasmo hanno acconsentito ad includerlo nel cartellone del Bellini.
L’IMPORTANZA DEI GESTI
La presenza del balletto nell’opera è giustificata dalle musiche che richiamano il movimento; e la scelta di Valerio Longo come ideatore della trama danzata è dovuta ad una conoscenza profonda del suo lavoro da parte della stessa Chiara Bella. «Da sempre conosco la sensibilità di Valerio – spiega – e anche questa volta ha dimostrato di comprendere in pieno l’idea che sta sotto all’opera. Appena l’ha ascoltata è riuscito a comprenderne i significati». Per quanto riguarda il lavoro coreografico, così ci spiega l’ex danzatore di Aterballetto: «Ho avuto subito carta bianca, non solo per creare i movimenti coreografici, ma anche i semplici spostamenti. La particolarità della mia lettura – sottolinea Longo – sta nel fatto che per ogni personaggio ho creato una controfigura che danza, con la differenza che al basso, interprete del colera, ho posto accanto una danzatrice donna... Sono molto felice di essere stato scelto con il mio gruppo “Radici” per questa opera: così posso lavorare a fianco di queste eccellenze. Tra le cose che mi hanno colpito – conclude Longo – alcune parole e frasi che ha usato Mogol. Una di queste è “ruscellare”: non dà l’idea di movimento?». —
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