«Dono i miei quadri agli ospedali Così sostengo la sanità pubblica»
L’artista reggiano Giordano Montorsi spiega il perché delle sue donazioni L’ultima ad Aseop Onlus di Modena, che sostiene i familiari dei bambini malati
Donare un’opera d’arte per sostenere la sanità pubblica è un impegno a cui tiene fede da tempo e con coerenza l’artista reggiano Giordano Montorsi.
Un impegno assunto prima di tutto con se stesso, che si è manifestato donando quadri e sculture ai sei ospedali del territorio reggiano e poi ampliando la propria collaborazione con altre strutture sanitarie pubbliche italiane. Dalla Campania alla Liguria e in ultimo Modena con la donazione della sua creazione “Apotema Shock” ad Aseop Onlus “La Casa di Fausta”, l’associazione Sostegno Ematologia Oncologica Pediatrica che supporta e ospita le famiglie dei piccoli pazienti ricoverati al Policlinico di Modena.
L’unica condizione irrinunciabile per Montorsi è che le sue creazioni artistiche siano destinate a strutture pubbliche o, come è accaduto nell’ultimo caso, ad associazioni di volontariato. «Che – spiega l’artista – potranno disporne come vorranno. Anche venderle, se lo riterranno utile per lo svolgimento del loro insostituibile lavoro».
Giordano Montorsi, scandianese di nascita, da poco in pensione, è stato docente all’Accademia delle Belle Arti di Venezia e all’Accademia delle Belle Arti di Brera come titolare della cattedra in Tecniche e tecnologie delle arti visive, ma non ha mai interrotto la sua attività di pittore e scultore.
Con le sue donazioni non cerca riconoscimenti o benemerenze ma spera di suscitare emozioni in chi guarda le sue opere. Come è accaduto in uno dei ragazzi passato per il reparto di Oncologia Pediatrica, e che, guardando il trittico, ha commentato: «In quest’opera riconosco il mio percorso».
Il trittico donato ad Aseop e realizzata nel 2009 è un’opera, scrive Silvana Vinceti nella sua presentazione, che «dona un’emozione intensa e improvvisa, che provoca uno stato di turbamento. È ciò che si prova guardando questo trittico che fa tornare alla mente lo shock che ogni genitore ha provato al momento della comunicazione del figlio».
Ed è proprio in questa capacità di Montorsi di evocare emozioni e far riflettere che sta la chiave della sua arte. Come nel caso dell’opera donata all’ospedale di Rapallo nel luglio scorso. La cerimonia di consegna ha coinciso con il Simposio internazionale “Arte come cura dell’anima” in cui medici ed esperti hanno parlato di come l’arte possa aprire nuovi orizzonti nella cura e nella ricerca del benessere.
Montorsi ha scelto di utilizzare la sua arte per sostenere, come ama ripetere spesso, la sanità pubblica «che è un bene comune, supremo e universale e tale deve rimanere». —
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