Patrick Fogli conquista tutti con il suo giallo sulla Pietra
CASTELNOVO MONTI. Ha il sapore della montagna reggiana il vincitore dell’edizione 2018 del premio Giorgio Scerbanenco, assegnato pochi giorni fa a Milano durante la 28esima edizione del Noir in Fest.
La giuria ha assegnato all’unanimità il riconoscimento a “A chi appartiene la notte” di Patrick Fogli, uscito a inizio anno per Baldini-Castoldi. Un noir ambientato nel nostro Appennino, con la Pietra di Bismantova come fulcro narrativo di parte del lavoro, e scritto da un autore da tanti anni montanaro d’adozione.
Fogli, bolognese, da tempo si divide fra la sua città e l’Appennino reggiano, dove è fra i promotori dell’associazione culturale “La 25ª Ora” nata a Carpineti. E negli stessi luoghi prende il via “A chi appartiene la notte”, noir che poi devia verso il fantastico e l’horror, con precisi richiami a Lovecraft, partendo da un’inchiesta giornalistica.
Temi e approcci piaciuti alla giura, come spiegato nella motivazione: «Perché in un momento molto critico per l’indipendenza e la libertà di espressione del giornalismo italiano, l’autore sceglie come protagonista una giornalista d’inchiesta, impegnata a condurre la propria indagine in un contesto di non-verità che genera e amplifica sospetti etici e morali tipici della nostra attualità. Inoltre perché il linguaggio accurato e di forte introspezione psicologica – sempre attento comunque ai più classici meccanismi del noir – e l’ambientazione in una realtà geografica-antropologica intensa, amara e suggestiva come l’Appennino reggiano, riescono a far lievitare il romanzo a una dimensione di denuncia che mette a nudo tutte le nostre colpe, pubbliche e private».
I giurati erano guidati dalla presidente Cecilia Scerbanenco figlia di Giorgio, uno dei padri del giallo italiano. Con lei volti noti della critica, dell’editoria e del giornalismo italiano: Valerio Calzolaio, Luca Crovi, Loredana Lipperini, Sergio Pent, Ranieri Polese, Sebastiano Triulzi e John Vignola. Piccola curiosità. Anche Crovi ha un forte legame con l’Appennino. Scrittore, conduttore radiofonico, curatore editoriale, è il figlio di Raffaele Crovi nato a Cola di Vetto e legatissimo alla sua terra natale.
Per Fogli è una bella soddisfazione perché arrivata con «un libro a cui tengo particolarmente, anche se è vero che tutti i figli dovrebbero essere uguali». Il motivo è proprio nel luogo: «Questa è una storia a cui ho pensato per tanti anni e che sin dall’inizio aveva la Pietra al centro. Non poteva che essere così. La miscela di verità, mito, leggenda che uso non poteva che nascere in montagna, in un luogo che già si prestasse al mistero». —
Adr.Ar.
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