In scena il mistero e la poesia dell'opera di Leos Janácek
REGGIO EMILIA. Scritto nel 1917 da Leoš Janácek, racconta la storia del folle amore di un ragazzo di villaggio per una gitana.
Ivo Van Hove, regista tra i più acclamati della scena europea e direttore del prestigioso Toneelgroep Amsterdam, porta in scena, nell’ambito del Festival Aperto, domani alle 20.30 al Teatro Cavallerizza, “The diary of one who disappeared”. La pièce diventa puro teatro musicale che riprende l’omonima opera in versi scritta dal grande compositore ceco per intrecciarla alla sua biografia.
Infatti proprio in quell’anno il compositore incontra Kamila Stösslová, in una località di cura. La donna ha quasi quarant’anni meno di lui. Il loro rapporto rimarrà platonico ma Janácek rimarrà ossessionato da lei fino alla sua morte. A testimoniarlo oltre settecento lettere e un’opera (a sua volta ispirata a un poema in versi narrante la storia di un ragazzo follemente innamorato della giovane zingara Zefka) dal titolo “Zápisník zmizelého: The Diary of One Who Disappeared”.
Un lavoro ardente così definito dallo stesso musicista in una lettera alla sua musa: «C’è talmente tanta emozione, così tanto fuoco in questo spettacolo, che se ci toccasse saremmo entrambi ridotti in cenere». A cogliere questo messaggio è il regista olandese Ivo Van Hove, un curriculum ricchissimo, che include il musical di David Bowie “Lazarus” e il play “Ossessione” con Jude Law. Alle 22 canzoni per tenore e pianoforte, struttura dell’opera, il regista aggiunge tre brani per un coro di donne e un mezzosoprano scritti dalla compositrice Annelies Van Parys. Il risultato è un miscuglio di crudeltà e tenerezza capace di trascinarci nel cuore della musica e nell’essenza di ogni discorso amoroso. —
G.B.
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