Gazzetta di Reggio

teatro

Al Piccolo Orologio uno spettacolo per salvare il pianeta

Carlotta Curti
Marco Maccieri, Alice Giroldini e Luca Cattani
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Marco Maccieri, Alice Giroldini e Luca Cattani

S'intitola “La donna più grassa del mondo”. La regista Angela Ruozzi: «Una metafora del nostro tempo»

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REGGIO EMILIA. Dalla penna di Emanuele Aldrovandi, il Centro Teatrale MaMiMò porta in scena uno spettacolo per salvare il pianeta.

Il debutto nazionale è avvenuto il 7 dicembre sul palco del Teatro Piccolo Orologio, in via Massenet, ma lo spettacolo verrà replicato venerdì 14 dicembre, sabato 15 dicembre (ore 21) e domenica 16 dicembre (ore 17).

Lo spettacolo vede, per la prima volta, il fondamentale contributo di 140 donatori, fra liberi cittadini e aziende, che hanno partecipato alla campagna di crowdfunding (da crowd = “folla” e funding = “finanziamento”) sulla piattaforma Idea Ginger.

«Di solito ci autofinanziamo – spiega Angela Ruozzi, che cura la regia dello spettacolo – oppure ricorriamo ai finanziamenti pubblici, ma questa volta ci sembrava interessante coinvolgere tutti. Così abbiamo chiesto ai cittadini di diventare co-produttori dello spettacolo, in quanto è un tema sociale che coinvolge tutti».

Da sempre sensibile al problema del surriscaldamento globale, MaMiMò ha voluto utilizzare la cultura per mandare un messaggio. L’idea dello spettacolo è partita infatti dal festival “Felicità Sostenibile. Eventi di spudorata propaganda a sostegno dell’ambiente”, focus culturale della scorsa stagione che prevedeva laboratori, incontri e spettacoli per pensare e immaginare un pianeta futuro, alla ricerca di soluzioni e di nuove narrazioni che potessero portare alla costruzione di un domani di felicità sostenibile, nonché per sensibilizzare gli spettatori.

«Abbiamo chiesto cinquemila euro per la scenografia e i costumi, e l’obiettivo è stato raggiunto. Questo dimostra il vecchio detto secondo cui se ognuno di noi fa qualcosa, anche di piccolo, insieme si riescono a fare grandi cose». Nonostante non sia stato facile seguire la raccolta, poiché va continuamente monitorata e rilanciata, la cosa più bella del crowdfunding è «il movimento collettivo che si crea».

IN SCENA

Una grossa crepa minaccia la sicurezza della casa in cui vivono i protagonisti di questa storia, ma solo uno di loro sembra preoccuparsene: è l’Uomo del piano di sotto che da mesi tenta di convincere la coppia di vicini a intraprendere i lavori di ristrutturazione. Il problema è che la crepa si trova proprio sotto il divano della Donna più grassa del mondo che pesa quattrocentosessanta chili e non può muoversi.

L’unica possibilità per poter intraprendere i lavori sarebbe che il Marito la convincesse a dimagrire, ma la felicità che le procura il cibo è troppo grande perché la donna possa rinunciarvi.

In un’epoca in cui sembra che la nostra società abbia raggiunto il suo massimo grado di benessere, questa commedia, attraverso una cifra grottesca e paradossale, fa riflettere sulla capacità dell’uomo di immaginare un modo alternativo per raggiungere la felicità, che non lo condanni all’autodistruzione.

“La donna più grassa del mondo” non parla di ambiente in senso tecnico, ma è una riflessione sulla natura dell’uomo. Cerca di porre degli interrogativi importanti: Qual è il futuro della nostra specie? Siamo in grado di garantire la vita alle generazioni future? Qual è il balzo evolutivo che dobbiamo fare per raggiungere una felicità sostenibile per tutti?

«Questa felicità nel mangiare compulsivo, la soddisfazione vorace dei desideri della protagonista è una felicità apparente – afferma la regista – Altro non è che una metafora della società contemporanea sul possedere le cose e consumarle. Stiamo distruggendo la risorsa primaria dell’uomo». —


 

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