«Vi racconto chi era Umberto Tirelli genio e grande amico»
Piergino Chittolini, classe 1939, ripercorre la vita del sarto «Era molto legato alla Callas, si è fatto cremare come lei»
È una delle memorie storiche di Gualtieri; ha vissuto in prima persona tanti eventi importanti per il paese e, grazie al suo lavoro all’ufficio postale, è conosciuto da tutti. La grande passione per il teatro e la cultura di Piergino Chittolini, classe 1939, trova il suo culmine nel rapporto di amicizia più importante che ha avuto: quella con il celebre sarto teatrale e cinematografico Umberto Tirelli.
Basta qualche minuto di conversazione per ripercorrere con eccezionale puntualità e precisione i momenti salienti di Tirelli, che a Gualtieri è cresciuto prima di spiccare il volo verso il mio successo.
Chittolini, come nasce la sua amicizia con Tirelli?
«Umberto aveva 11 anni più di me, ma dato che frequentavo quasi giornalmente casa sua per i rapporti di cordialità esistenti fra le nostre famiglie, crescendo, siamo diventati a nostra volta buoni amici. Il merito fu di mio padre, persona con tanti interessi: Tirelli apprezzava questo aspetto e il legame con me è nato in automatico. Io e mio padre abbiamo partecipato a un evento significativo per Umberto».
A cosa si riferisce?
«Nell’agosto del 1947, il giorno del mio ottavo compleanno, mio padre e Umberto mi presero con loro all’Arena di Verona per assistere al debutto italiano nientemeno di Maria Callas. Una data che resterà scolpita nella storia del celebre soprano. È bello pensare che Umberto abbia presenziato in quell’occasione. Negli anni a venire la Callas fu un personaggio con il quale incrociò spesso la strada e che lo influenzò molto».
In che modo?
«La vestì in diverse opere teatrali, e tra i due c’è sempre stata grande stima reciproca. Quando lei morì, nel 1977, decise di farsi cremare e far disperdere le proprie ceneri nel mar Egeo. La stessa cosa volle fare Tirelli, in occasione della sua morte: le sue ceneri vennero disperse a Capri, dove trascorse i suoi ultimi anni nella splendida villa detta “Il canile”».
Che ragazzo era Tirelli?
«Umberto come studente fu un fallimento e abbandonò gli studi alle superiori dopo aver cambiato vari indirizzi scolastici. Ma non volle lavorare nell’azienda di famiglia gestita dal fratello maggiore per dare sfogo alla sua passione e al suo istinto di artista».
Quali personaggi furono importanti per la sua carriera?
«Tantissimi. Ma credo che Umberto amasse ricordare in particolare la “folgorazione” che ebbe quando vide per la prima volta recitare Romolo Valli. Tra l’altro, l’incontro avvenne nel teatrino di Santa Vittoria».
C’è un aneddoto che più di altri ricorda con piacere?
«All’inizio degli anni Sessanta mi invitò a Roma per assistere alla prova costume di un film, alla Safas. Ricordo l’arrivo di Claudia Cardinale nello splendido abito bianco, e di aver visto da vicino star del calibro di Burt Lancaster e Alain Delon. Umberto stava aggiustando il vestito di Rina Morelli che lamentava di non sentirselo bene addosso. Con la sua innata maestria, Tirelli le sistemò il cappello e da questo tolse tre rose finte, me le porse e mi disse: “Portale a tua madre”. In generale posso dire che grazie alla sua amicizia ho gustato teatro di ogni disciplina e di altissimo livello conoscendo anche di persona attori e protagonisti, che altrimenti avrei potuto incontrare solo nelle pagine patinate delle riviste».
Gualtieri come reagì alla fama di Tirelli?
«Il suo valore non venne compreso subito, ma nel corso degli anni. Il Comune gli attribuì la cittadinanza onoraria il primo luglio del 1989, con una cerimonia davanti alla sua casa natale, in piazza nuova. Di quell’occasione ricordo che Umberto ingaggiò a sue spese un gruppo di sbandieratori».
E lui era legato alle sue origini?
«Umberto rientrava spesso a Gualtieri e amava organizzare cene e serate con i vecchi amici. Grazie a lui arrivarono a Gualtieri personaggi di calibro internazionali, penso ad esempio a Marcello Mastroianni che arrivò nel 1983 in occasione della mostra “Visconti e il suo lavoro”, che venne allestita solo qui, a Milano e New York». —
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