Gazzetta di Reggio

Le origini 

Dalle espulsioni a scuola al primo ricovero di Toni per la fuga dalla madre

A.V.
Dalle espulsioni a scuola al primo ricovero di Toni per la fuga dalla madre

Dall’Acqua ricorda «il rapporto di amore-odio con la mamma definito scimmiesco perché aveva costantemente bisogno di un contatto fisico»

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GUALTIERI. Le fasi precedenti ai ricoveri al San Lazzaro sono state illustrate dal professor Marzio Dall’Acqua, uno dei maggiori esperti della vita di Antonio Ligabue, che si è focalizzato in particolare sul periodo svizzero di “Toni”. «Le difficoltà nella vita del pittore – ha affermato Dall’Acqua – si delinearono già alle scuole elementari, che dovette cambiare più volte. A un certo punto di questo percorso venne messo in un istituto a Marbach, dove restò per circa quattro anni, per poi venire espulso all’età di 15 anni. In questi anni si denotano già alcuni tratti della sua personalità: un grande amore per gli animali e grande abilità nel disegno. Di quel periodo ad esempio, ricorderà con grande tormento il fastidio che gli trasmetteva il suono delle campane. Pochi anni prima, invece, aveva frequentato le scuole a Tablat, dove rimase particolarmente scioccato dal suicidio di una maestra che si buttò dalle scale. Un evento che lo turbò molto». Intorno ai 18 anni Ligabue venne ricoverato nell’ospedale psichiatrico di Pfaefers, per circa tre mesi. «Il ricovero avvenne – ha proseguito il professore – in occasione di una delle sue ricorrenti fughe dalla madre, con la quale aveva instaurato un rapporto di odio-amore. Addirittura, il suo amore nei confronti di lei è stato definito “scimmiesco”, in quanto sempre bisognoso di contatto».

L’intervento di Dall’Acqua è stato preceduto dalle introduzioni del sindaco Renzo Bergamini e del vice Marcello Stecco, che hanno contestualizzato l’evento all’interno della vasta attività espositiva di Palazzo Bentivoglio, oltre che di Davide Zanichelli della fondazione Palazzo Magnani. «Ci siamo sempre soffermati – ha detto il primo cittadino – sulla valorizzazione delle opere di Ligabue, ma mai sullo studio della persona. Crediamo che questa occasione rappresenti un importante momento di conoscenza anche perché ci dimostra che anche allora, come oggi, il mondo non era tenero con i “profughi”. Ligabue, vista la sua complicata storia, era a tutti gli effetti un profugo del quale nessuno voleva farsi carico. Siamo in contatto – ha concluso – con il Comune di San Gallo per un evento espositivo da svolgere in terra svizzera». —

A.V.

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