Carlo Lucarelli legge Prampolini «La sua Predica, così attuale»
L’appuntamento stasera al circolo La Paradisa di Massenzatico. Lo scrittore: «È un onore per me»
«Quando ti dimentichi è la volta in cui tornano gli altri». Pensa a Camillo Prampolini ma ancora di più all’oggi, Carlo Lucarelli, che questa sera alle Cucine del Popolo di Massenzatico sarà impegnato nella lettura della “Predica di Natale” prampoliniana pubblicata sulla Giustizia il 24 dicembre 1897.
Lo scrittore e conduttore sarà l’ospite d’onore della serata, che inizierà alle 20 con la cena nella sede de La Capannina-Paradisa in via Beethoven 78/e. Alle 21.30, la sua interpretazione del più celebre testo del padre del socialismo reggiano, che proprio a Massenzatico fondò la prima Casa del popolo italiana.
Lucarelli, non la attende un testo qualunque.
«La Predica è un testo molto bello, attuale e profondo, è un piacere e un onore leggerlo. Anche perché mi sembra l’occasione perfetta per leggere un certo tipo di messaggio. Spero di essere all’altezza».
Sembra che ci sia sempre bisogno di parlare di giustizia sociale. Non miglioriamo mai?
«Ci ho pensato mentre rileggevo la Predica: certe cose sono sempre attuali, è lì il problema, le parole di Prampolini e di altri personaggi che hanno analizzato l’Italia sono sempre valide».
Sempre immobili?
«L’Italia non cambia mai, quei discorsi valevano nel ’36, nel ’45, oggi. I discorsi su giustizia, fascismo, problemi sociali valgono anche oggi».
E la cronaca ce lo ricorda.
«Il nostro immaginario ci fa attribuire certe cose ad altri tempi e altri luoghi, e invece stiamo parlando di Reggio e di oggi, i problemi sono qui adesso, e sono di tutti. Pensiamo all’incendio in cui sono morte due persone».
In Emilia forse si pensava di essere sopra a certe questioni?
«In parte sì. Noi ci dicevamo da soli di essere meglio, ed è vero per tanti versi. Però, se continui a ripeterlo senza far altro poi qualcosa succede».
Tipo?
«Per l’Emilia io faccio sempre l’esempio della mafia. Dicevamo che certe cose da noi non succedono, invece sono successe, succedono, succederanno».
Anche la Predica lo ricorda, per certi versi?
«Sì, è un testo pieno di colpi di scena, di rovesciamenti, di avvertimenti. E immagino cosa potesse voler dire allora, in un tempo di socialisti, anarchici, cattolici. Un tempo in cui la contrapposizione fra chi andava in chiesa e chi non ci andava era molto sentita».
E oggi?
«Il testo è ancora attuale perché è quello che si sente dire adesso. Penso a certi discorsi sul presepe, a sacerdoti che usano praticamente le stesse parole di Prampolini, si chiedono perché chi si dice cristiano faccia certe cose».
Centovent’anni fa si costruivano delle basi. Oggi sono crollate?
«Non siamo migliorati, è vero. Qui abbiamo avuto tradizioni, tensioni morali, penso alle cooperative. E abbiamo avuto anche picchi di bassezze enormi, per tornare alla mafia. Abbiamo perso di vista le cose che avremmo potuto avere, ce ne siamo dimenticati. E quando ti dimentichi ecco che tornano quegli altri. E dire che noi avevamo le armi per riuscire a cambiare la situazione».
Oggi che si può fare? Ripartire dal basso?
«Per forza, non ci sono altri momenti per la politica, non ci sono altri luoghi per discutere di testi come la Predica. Rimangono solo realtà come le Cucine del Popolo, per restare da voi».
Il luogo ideale dovrebbe essere la piazza. È persa?
«Oggi in piazza si guarda solo ai numeri, è sempre una questione elettorale, non conta il messaggio ma contano i voti che prendi».
Scenari cupi.
«Adesso va così ma io sono ottimista, siamo ancora in guerra, anche se è una guerra che pensavamo di aver vinto. Mi piacerebbe avere una macchina del tempo per tornare a quei tempi lì e mettere le pezze giuste: è proprio quando stai bene che devi lavorare per migliorare. Oggi peggioriamo».
Qualche esempio?
«Penso al fascismo, oggi passano cose che dieci anni fa non sarebbero state accettabili, è sempre una goccia dopo l’altra a erodere. Oggi sentiamo citazioni dirette da Mussolini, e poi succedono fatti che assumono un altro significato. Penso alle pietre d’inciampo rubate a Roma».
Allora la Predica serve ancora?
«Mi chiedo cosa sarebbe accaduto se Prampolini l’avesse pubblicata oggi sui social. Gli avrebbero dato senza dubbio del buonista...». —
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