Torna “La signorina Else” una catastrofe familiare
La prima “puntata” del dittico di Arthur Schnitzler narra la gioventù spezzata di una giovane altera viennese oggi e domani (ore 21) all’Asioli
Correggio. Oggi e domani (ore 21) arriva la prima “puntata” del dittico schnitzleriano portato in scena dalla compagnia Lombardi/Tiezzi al Teatro Asioli di Correggio (seguirà “Il ritorno di Casanova”): si narra la gioventù spezzata de “La signorina Else”, protagonista Lucrezia Guidone, adattamento e drammaturgia di Sandro Lombardi, Fabrizio Sinisi e Federico Tiezzi, regia di Federico Tiezzi; i movimenti coreografici sono curati da Giorgio Rossi (Sosta Palmizi), la musica dal vivo è eseguita da Dagmar Bathmann, Omar Cecchi, Lorenzo Laurino (piano, percussioni, clarinetto).
“La Signorina Else” (1924) è uno dei massimi capolavori di Arthur Schnitzler novellista, un testo mirabile incentrato sul battito tumultuante dei pensieri che si affollano e scontrano nella mente di Else, la giovane altera, vivida e appassionata, su cui incombe una catastrofe familiare.
Narrata con la tecnica del monologo interiore, l’azione si svolge al Grand Hotel di San Martino di Castrozza, dove la giovane viennese Else è in vacanza con la zia e il cugino Paul. L’arco di tempo dell’azione è fulmineo: dal pomeriggio alla sera di uno stesso giorno. Else è una bella e virtuosa fanciulla che viene presa in contropiede dalla richiesta dei genitori che necessitano di una grossa somma di denaro; la madre stessa invita la figlia a vendersi per salvare l’onore della famiglia, concedendosi in cambio di denaro a un ricco conoscente. Tutto il testo vive delle reazioni di Else a questa sordida richiesta.
Collega e corrispondente epistolare di Freud, Schnitzler (medico anche lui) svolge sul piano artistico un’analoga funzione a quella che Freud svolge sul piano psicologico: pulsioni, morale, sogno, desideri, amore e morte sono il centro della sua opera.
La messinscena intima moltiplica l’afflato psicologico della prosa di Schnitzler inserendo, come osservatore e interlocutore principale della giovane, quel Dorsday (Martino D’Amico) al quale Else è costretta a supplicare il prestito, che indossa piccoli occhiali tondi e stringe tra le mani un taccuino, sul quale distrattamente prende appunti, mentre Else, sdraiata con gli occhi socchiusi, intraprende (in flashback) il racconto della sua drammatica vicenda. Come in un sogno da sottoporre alla sfida dell’interpretazione, anche i singoli oggetti di cui Else fa distrattamente menzione acquisiscono nell’apparato scenico una consistenza assoluta. —
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