Gazzetta di Reggio

L’evento 

“Alif Aleph Alfa” dialogo in musica tra cristiani, ebrei e musulmani

Martina Riccò
“Alif Aleph Alfa” dialogo in musica tra cristiani, ebrei e musulmani

Una creazione di Renato Negri all’interno di Soli Deo Gloria. «Ci sono voluti dieci anni di lavoro ma ne è valsa la pena»

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“Innalziamo le nostre voci, giubilando, a Dio”. Oggi pomeriggio alle 16.30 l’aula magna dell’università, in viale Allegri 9, ospiterà “Alif Aleph Alfa”: un concerto, ma anche un incredibile dialogo tra il mondo ebraico, cristiano e musulmano. A volerlo è stato Renato Negri, direttore artistico della rassegna “Soli Deo Gloria. Organi, suoni, voci della città”. «Per me è un sogno – racconta senza paura –. Da quando è nata la rassegna Soli Deo Gloria, 15 anni fa, ho iniziato a collaborare con le comunità religiose presenti sul nostro territorio, ma si trattava di comunità cristiane: ortodossi, cristiani copti, pentecostali. Nel 2010 sono riuscito a organizzare un laboratorio, in collaborazione con Alessandro Ovi che allora rappresentava la “Fondazione per la collaborazione tra i popoli”, presieduta da Romano Prodi, in cui dei cristiani africani avevano suonato le percussioni, la Cappella Regiensis aveva proposto una cantata di Bach e una ragazza del Peri, Evelin Cavazzoni, aveva scritto un pezzo per riunire il tutto. Ma non mi bastava, volevo un dialogo anche con le altre religioni».

Quindi?

«Ho iniziato ad avvicinarmi alle comunità ebraica e musulmana, piano piano sono riuscito a creare rapporti e mi si è aperto un mondo. Abbiamo lavorato a lungo per elaborare questo progetto, ogni parola, ogni proposta è stata pesata, vagliata, discussa. Con questo concerto tocchiamo i nervi delle tre religioni, parliamo del sacro. Immodestamente dico che è nato qualcosa di unico, soprattutto per il periodo in cui viviamo. Ed è la cosa più bella che abbia fatto in vita mia».

Questo concerto speciale fa parte della rassegna “Soli Deo Gloria” di cui lei è direttore artistico. Ma non è strano presentare cantillazioni ebraiche e coraniche all’interno di un ciclo così legato al cristianesimo?

«Soli Deo Gloria significa, letteralmente, “All’unico Dio la gloria”. Non solo il Dio cristiano, quindi, ma il Dio delle religioni monoteiste. Quando dico che organizzare questo concerto è stata la cosa più importante della mia vita non mento: stavolta, sì, ho fatto il direttore artistico. Per riuscirci ci sono voluti dieci anni, ma ne è valsa la pena».

Cosa significa il titolo “Alif Aleph Alfa”?

«Alif è la prima lettera dell’alfabeto arabo, è la rappresentazione dell’originario impulso creativo, della spinta primitiva al manifesto. Ogni lettera dell’alfabeto arabo ha una personalità propria collegata con Allah, e Alif, per la sua verticalità, è il simbolo di una maestà divina. Per questo è assimilabile all’essenza incorporea e volatile dell’arte musicale. Aleph è la prima lettera dell’alfabeto fenicio ed ebraico, foneticamente è un soffio appena percettibile. Rappresenta la novità, la freschezza, la bellezza e l’armonia che Dio ha emanato all’inizio della creazione. Alfa è la prima lettera dell’alfabeto greco, rappresenta l’onnipresenza e l’eternità di Dio. Il suo significato permette all’uomo contemporaneo di tornare al principio, all’originario stato di unione e perfezione».

Chi saranno i protagonisti del concerto?

«Ogni religione sarà rappresentata da un gruppo musicale. Ma accanto ai giovani, e qui sta la grandezza del progetto, ci saranno anche le autorità religiose. Per la cantillazione ebraica: Alberto Sermoneta, rabbino capo di Bologna; Cristina Miriam Mazzoni e Ahava Katzin. Per quella cristiana: Alessandro Ravazzini, presbitero cattolico e direttore del seminario di Reggio Emilia; Lorenzo Iotti e Primo Iotti. Per quella coranica: gli imam Ahmed Athahma, Yousif Yousif Elsayed Elsamahy e il collaboratore Abdolrahman Wagih».

Cosa dobbiamo aspettarci?

«Si partirà con la cantillazione ebraica, perché l’ebraismo è la religione più antica, poi si proseguirà con quella cristiana e infine la musulmana. Alla fine verrà eseguita, da tutti i gruppi insieme, la nuova composizione del canto inter-religioso dal titolo “A–M”, ideata da Emanuele Milani studente di composizione dell’Istituto superiore di studi musicali Peri. Sarà meraviglioso».

È l’unica sorpresa?

«In realtà no. Preparatevi perché l’aula magna verrà ribaltata: il pubblico, che di solito guarda il palchetto e dà le spalle al parco, si volterà verso viale Allegri. Gli alberi saranno illuminati e con un sistema di amplificazione l’evento verrà diffuso anche in strada: un modo per coinvolgere tutti».

Dopo una lunga fase di ideazione, ora arriva il confronto con il pubblico. Siete agitati?

«Siamo emozionati. Speriamo che il nostro messaggio arrivi. Ma io sono già così contento! Vorrei ringraziare tutti quelli che hanno lavorato al progetto e lo hanno appoggiato, senza di loro non sarebbe stato possibile realizzarlo». —





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