Una serata dedicata a Beethoven con il pianista russo Igor Levit
Il musicista, vincitore del Grammophone Award 2016, domani sera al Valli In programma sonate che segnano una svolta nel processo compositivo
Una serata con tutto Beethoven per pianoforte con un musicista di valore qual è il russo Igor Levit vincitore del Grammophone Award 2016. Innegabile è l’interesse per il concerto al Valli nella stagione de I Teatri, domani sera alle 20.30, in quanto il programma presenta un serie di Sonate, dalla n.13 alla n.16, pezzi che segnano una svolta nel suo cammino compositivo. Infatti, dopo aver composto le sue prime 12 Sonate, attorno al 1800 Beethoven (del quale si stanno già preparando, a livello planetario, le celebrazioni per il 250 anni dalla nascita che cadranno 2020) scrisse a Wenzel Krumpholz.
La svolta
«D'ora in poi, ho intenzione di prendere un nuovo percorso». Sono i rigidi schemi formali che abbandona in quel periodo (c’è da dire appunto che il termine Sonata corrisponde al fatto che il primo tempo si basa su uno schema preciso, scandito in esposizione, sviluppo-ripresa, detto appunto forma -sonata) e così le Sonate dopo il 1800 appaiono diverse dalle precedenti, in quanto iniziò ad abbandonare la consueta “forma” comune di Haydn e Mozart per sostituirla con una modalità più personale di comporre, tanto che la maggior parte delle sonate del periodo romantico sono state fortemente influenzate da quelle di Beethoven. Tre delle Sonate in programma domani sera come la n.15 e la n.13 e n.14 portano i seguenti sottotitoli “Pastorale”, “Sonata quasi una fantasia” e “Al chiaro di luna” che stanno quasi a giustificarne appunto lo spirito di libertà che le informa: «uno spirito che – ha scritto Giovanni Carli Ballola – sottraendosi in parte alle leggi della tradizione mira pur sempre a costituire dei valori formali rigenerati nell'ambito di una nuova razionalità costruttiva».
Un classico
Tra queste vi è una delle più famose composizioni pianistiche di ogni tempo la Sonata n.14 “Al chiaro di luna” dedicata alla giovane contessa di origine reggiana Giulietta Guicciardi di cui Beethoven s’invaghi e che, prima trasferirsi con la sua famiglia a Vienna, abitava nell’attuale palazzo Spalletti - Trivelli (sede del Credem). Anche a questa Sonata Beethoven aggiunse la scritta “Quasi una Fantasia” perché la struttura non rispecchia quella tradizionale in quanto si apre con un Adagio, brano celeberrimo ricco di melanconia che scorre fluido e dove la melodia, struggente come un canto d’amore nella notte, crea una atmosfera soffusa ma avvolgente e di incantevole bellezza. —
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