Vasco Brondi al Valli tra omaggi ai Cccp ed emozioni allo stato puro
Un lungo addio ricco di citazioni, omaggi e fantasia musicale. Era un pubblico pieno di aspettative quello che si è presentato giovedì sera al teatro Valli per la tappa cittadina del tour di addio de “Le luci della centrale elettrica”, la sigla che per dieci anni ha portato in giro le parole e i suoni di Vasco Brondi, ora pronto a nuove navigazioni. E non sono rimaste tradite le centinaia di persone – molte delle quali cresciute con le canzoni delle Luci – divise fra platea e loggioni. Fra loro, maestri e ispiratori di Brondi come Massimo Zamboni e Giorgio Canali, protagoniste di vecchie epopee chiamate CCCP e CSI che lo stesso artista ferrarese ha ricordato dal palco. Le parole non sono mancate nelle letture, nelle poesie di Bolano e nei divertenti intermezzi con cui Brondi ha richiamato tante parti della sua carriera, iniziata come da copione emiliano nella provincia meno sfavillante. Ma c’era anche tanta musica, grazie alla notevole formazione allestita, con basso, batteria, chitarra unite al violoncello di Daniela Savoldi, molto efficace anche come seconda voce, e al violino di Rodrigo D’Erasmo, uno dei principali strumentisti della scena rock italiana. Tutti i piccoli grandi classici delle Luci si sono presentati all’appello, alcuni in forma scarna altri affidati ad una veste sonora più ricca e poderosa, cortesia della duttilità e della capacità di variare i registri dei cinque musicisti. Fra ricordi di Calvino e Pazienza, è arrivato l’omaggio diretto ai CCCP sotto forma di una ripresa di “Amandoti”, unito al resoconto di un viaggio giovanile da Ferrara a Carpi sulle tracce del testo di “Emilia Paranoica”. A chiudere, ultimo bis a luci accese e senza amplificazione, una versione acustica di “Questo scontro tranquillo” a bordo palco, con tutto il Valli impegnato nei cori. —
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