Armando Bolivar sbarca al cinema: «Sono Cheveux, il figlio dell’oste»
Il musicista reggiano recita nel film “Moschettieri del re” di Giovanni Veronesi: «Un’esperienza incredibile, ho lavorato al fianco di attori come Favino e Papaleo»
REGGIO EMILIA. C’è un reggiano nel cast del film “Moschettieri del re – La penultima missione” di Giovanni Veronesi, che dal 27 dicembre è sbarcato nelle sale cinematografiche.
È Fausto Ferraboschi, noto a tutti come Armando Bolivar. Classe 1968, figlio di contadini, ha da sempre avuto passione per la musica e lo spettacolo: a 14 anni comincia a suonare la batteria nella rock band “The Belf”, insieme al fratello Fabio, ora bassista de “I Rio”. Nel 1999 inaugura la carriera da solista, firmando un singolo dopo l’altro e partecipando a svariati festival, finché, nel 2007, arriva il primo album, “Effetto Ferra”. Nel frattempo Ferraboschi si trasforma in Armando Bolivar e pubblica un nuovo disco, questa volta rock e tutto in dialetto emiliano: “Nustran & a la man”. Due anni dopo, un nuovo album, sempre in dialetto, dal titolo “Salvadeg”. E ora, dopo diverse esperienze televisive locali e nazionali, Bolivar approda al cinema.
Come è arrivato al grande schermo?
«L’anno scorso, dopo aver partecipato a “Ciao Darwin” nel 2016 e a “Eccezionale Veramente” nel 2017, mi hanno contattato da Milano per fare un corso di recitazione. Ho deciso di partecipare, e non contento ho fatto anche una masterclass col regista Giovanni Veronesi: volevo vedere come ragiona chi fa questo mestiere nella pratica. È una persona veramente alla mano».
Come le è stato proposto di partecipare al film?
«È stato Veronesi a insegnarci ad entrare nel personaggio. Ci diceva: “Qualsiasi cosa facciate, quel che conta è che siate credibili”. Così gli ho detto, su consiglio di un amico, che nella vita facevo il parrucchiere. E lui mi ha preso sul serio! Poi quando ci ha chiesto di raccontargli qualcosa, ho parlato per venti minuti di un tour che feci, anni fa, per promuovere un disco. Ed è stato lì che mi ha detto che aveva un ruolo per me».
Quale?
«Quello di Cheveux, il figlio dell’oste che ospita i moschettieri in un momento di pausa. È una piccola parte, ma per me è stata una grandissima soddisfazione. Sono passato dalla teoria alla pratica. Ho imparato a far entrare il copione e il personaggio dentro di me, pur rimanendo me stesso. In più ero l’unico che non aveva bisogno di essere truccato: con i capelli che mi ritrovo, andavo già bene così».
Come è stato il rapporto con gli altri membri del cast?
«Ho lavorato al fianco di attori eccezionali: Pierfrancesco Favino, Rocco Papaleo, Valerio Mastandrea e Sergio Rubini, che interpretano proprio i moschettieri, oltre ad Alessandro Haber, che fa il Cardinal Mazzarino. Per non parlare delle donne: Margherita Buy, che veste i panni della regina Anna, mentre Giulia Bevilacqua e Matilde Gioli sono rispettivamente Milady e Ancella. Tutti molto umili e disponibili: non mi sono mai sentito un principiante. Mi è piaciuto davvero tanto».
Continuerà a recitare?
«Spero proprio di sì: è diventata una passione, al pari della musica. Ho fatto altre masterclass con altri registi, tra cui Pupi Avati, Moccia, Muccino e Ozpetek: ognuno di loro mi ha dato qualcosa. Conosci un sacco di persone, impari a lavorare su te stesso e a metterti in gioco... continuerò a farlo, ma sempre in modo spassionato. Voglio rimanere “schisso”, come si dice in dialetto reggiano: vengo da una famiglia di contadini e ho sempre avuto un lavoro che mi ha permesso di tirare avanti».
Altri film in cantiere?
«Ho già fatto un piccolo ruolo in un film girato sul Lago di Como e prodotto da Netflix, con Adam Sandler e Jennifer Aniston, che uscirà nel 2019. Poi ho partecipato a un film indipendente dal titolo “Tua per sempre”, sul tema del femminicidio. Infine sto lavorando a un mio progetto: dieci anni fa io e un mio amico jazzista, Stefano Calzolari, abbiamo fatto un tour in costiera amalfitana per promuovere il disco “Effetto Ferra”. Dato che abbiamo circa trenta ore di girato, abbiamo pensato di farci un docufilm che si intitolerà “I pirati del Lambrusco nel golfo di Napoli”. Uscirà dopo l’estate, non vedo l’ora». —
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