Reggio Emilia, quando la musica aiuta a superare il dolore: «Per questo è nato il Coro Ida Coccinella»
L’ideatrice del progetto è il soprano Graziella Barbacini: «Tutto è iniziato dopo la scomparsa di mia madre»
REGGIO EMILIA. Per affermare ancora una volta la potente valenza terapeutica della musica esiste un coro che si chiama “Ida Coccinella”, sorto con lo scopo di aiutare ad alleviare il dolore a seguito della perdita di un proprio caro.
L’idea di questa realtà, unica in Italia, è venuta a Graziella Barbacini, cantante lirica, soprano ed anche attrice di operetta. Persona generosa, energica, molto estroversa, è sorella d’arte in quanto Paolo e Maurizio Barbacini, rispettivamente tenore e direttore d’orchestra, con una carriera internazionale importante, sono suoi fratelli.
«Il coro – spiega – si è costituito qualche anno fa, quando mia madre che si trovava all’Hospice “Casa Madonna dell’Uliveto” è venuta a mancare. Se n’è andata a 88 anni e mi ha lasciato dentro un grande vuoto. Sconvolta e provata da quella perdita, ho deciso di intraprendere, all’interno della struttura, il percorso di supporto alle persone in lutto condotto da Filippo Sentimenti, medico psicoterapeuta molto in gamba e profondo. Un giorno mi dice: “Sai cosa potremmo fare? Formare un coro per integrare il normale percorso del gruppo e per non lasciare che le persone rimangano da sole. Sono convinto che accostarsi alla musica serva molto”. Detto fatto. Abbiamo cominciato con 12 persone il 16 aprile 2016. Nel coro adesso siamo in 25: ne fanno parte non solo coloro che con me rientravano nel gruppo di supporto al lutto ma anche altri; tanto che hanno aderito anche tre dottoresse». Al progetto collabora pure la pianista Claudia Catellani.
Anche il nome del coro non è casuale: «Ida era il nome di mia madre che, la sera prima di morire, rispose alle mie parole su una coccinella che si era fermata sul davanzale della finestra: “Lo sai che porta fortuna” mi disse con dolcezza... Da qui il nome del coro “Ida Coccinella”».
Dal 2016 il gruppo si trova ogni settimana per le prove al Santuario di Montericco, fa concerti ed, essendo l’unico in Italia, viene chiamato per testimoniare ai congressi come ad esempio al recente Congresso nazionale della società italiana di cure palliative che si è svolto a Riccione, oppure al XVI Congresso nazionale dei gruppi di auto mutuo aiuto per persone in lutto che si terrà a Correggio dal 31 marzo.
Graziella Barbacini va a testimoniare circa il sostegno che può dare la musica, nello specifico il canto, per le persone che cercano di rielaborare il dolore legato alla perdita di un proprio caro: è provato che quest’arte magica aiuti a stare meglio con se stessi; a volte ai congressi partecipa tutto il coro per fornire una concreta dimostrazione di come lavora.
Per quanto riguarda il repertorio, il leitmotiv è il celebre coro “Urrà, urrà, si vive una volta sola, un sol giorno e mai più” dall’operetta “La Principessa della czarda”, oppure simpatiche canzoni come “Voglio vivere così” che Graziella Barbacini ha voluto introdurre in omaggio all’amico di famiglia Ferruccio Tagliavini.
Altra peculiarità del coro sta nel fatto che Barbacini chiede anche all’occorrenza una gestualità, dei precisi movimenti per rendere meglio i brani del repertorio, soprattutto quelli legati all’operetta. In questi anni di lavoro sono stati numerosi gli apprezzamenti e le testimonianze da parte dei componenti, in merito alla positività dell’esperimento.
«Il coro è un incredibile mezzo di socializzazione. Alla base il desiderio di trovare un senso al dolore e allo smarrimento, e il canto può essere una cura vera, in quanto chi canta libera spontaneamente endorfine. Il canto inoltre aiuta a prendere consapevolezza di un gesto naturale come respirare, sentire delle vibrazioni e prima ancora ascoltare suoni e rumori che sono fuori in natura come quello del vento, ad esempio».
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