Gazzetta di Reggio

il tributo 

Il violoncellista Luca Franzetti in concerto per il maestro Abbado

Giulia Bassi
Il violoncellista Luca Franzetti in concerto per il maestro Abbado

Parteciperà al raduno “Grazie Claudio” al Teatro Manzoni di Bologna: «Non potevo mancare»

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REGGIO EMILIA. «Figuriamoci se non vado al raduno “Grazie Claudio” insieme a tutti i suoi amici», afferma con schiettezza il violoncellista reggiano Luca Franzetti a proposito del concerto di domenica 20 gennaio al Teatro Manzoni di Bologna per ricordare Claudio Abbado a cinque anni dalla morte.

Ci sarà un’orchestra formata da 50 musicisti provenienti da tutta Europa e diretta da Ezio Bosso, impegnata nell’esecuzione della rossiniana Ouverture del Barbiere di Siviglia, della Sinfonia n.7 di Beethoven e in Pierino e il lupo di Prokof'ev con la partecipazione dell’attore Silvio Orlando.

L’evento è organizzato da Associazione Mozart14 in collaborazione con Mismaonda, per raccogliere fondi a sostegno delle attività nel sociale volute dal maestro: i laboratori di Tamino e il Coro Papageno, portati avanti ora da Mozart14, presieduta dalla figlia Alessandra Abbado.

Franzetti, docente di violoncello all’Istituto Peri, è stato uno dei componenti dell’Orchestra Mozart per tutta la sua durata, dell’Orchestra del Festival di Lucerna, dopo aver fatto parte nel 1996 della Jugendmahler Orchester. È così speciale che non solo riesce a conquistarci con il suo violoncello ma anche quando parla. Soprattutto di Claudio Abbado. «Trovo giusto aver invitato gli amici di Claudio, puntando non sulle orchestre ma sulle singole persone che avevano con lui un rapporto personale, organizzato da Mozart14».

Quindi che cosa rappresenta la Mozart14?

«Un’associazione che è stata la sua vera e propria eredità, e che va al di là della musica. Anzi qui la musica diventa qualcosa di diverso, non il fine ma un mezzo. Sono sicuro che Claudio si sia chiesto a cosa serve la musica e si sia dato anche una risposta: serve a fare delle cose, ovvero... dei miracoli. La Mozart14 è l’ultimo suo vero sogno che si è avverato attraverso la musica. Ad un certo punto era conscio che stava per abbandonare la terra e il suo tempo era finito; aveva momenti di spiritualità ma anche di grande sconforto che ho potuto cogliere più volte. Anche per questo motivo, la realtà della Mozart14 racchiude un significato così pregnante».

In quali altri progetti ha lavorato con il maestro?

«Ci mandò, noi dell’Orchestra Mozart, al carcere di Bologna dove, oltre che suonare, dovevamo anche parlare. Ma che cosa vuoi dire a della gente in quelle condizioni? Comunque è toccato a me e con molto imbarazzo ho pensato fosse giusto far parlare la musica; così chiesi: “Chi di voi vuol dirigere la Mozart?”. Lo fece una donna alla quale diedi due o tre rudimenti e questa alzò la bacchetta; quando lo fece e, partirono i suoni, fu per lei un’esperienza deflagrante, di non ritorno, tanto è vero che si mise a studiare musica. Straordinario! Se non è musicoterapia questa, come il Coro Papageno che si formò nel carcere Dozza. La Mozart14 si propose poi di andare avanti in questa direzione: curare con la musica bambini ed adulti in terapia intensiva».

Abbado è stato qualcosa di più di un grande musicista con il quale ha lavorato...

«Andando con lui anche in Venezuela a collaborare al Sistema delle Orchestre di Abreu, mi ha trasmesso altre cose che vanno al di là della musica, cambiandomi come uomo, da dentro, agendo come una sorta di cavatappi spirituale, “devastandomi” la vita. Quindi a “Grazie Claudio” ci sarò perché oltre un ringraziamento per la sua musica, mi permette di fare un bilancio della mia vita... cosa ho avuto da questa persona meravigliosa, un mito proprio perché non e stato un mito. Ma un uomo nel più squisito senso della parola con tutte le sue debolezze e contraddizioni e che era che anche capace di chiedere scusa e di dire “Ho sbagliato”. Poteva farci soffrire, ma adesso capisco che, per quanto mi riguarda, esiste un prima e un dopo Abbado. Adesso sono un uomo diverso... ».

E poi il maestro si faceva dare del tu.

«Era un gesto umano ma anche una mossa estremamente acuta perché con il tu lui appiattiva tutto ma poi si vedeva chi lo capiva davvero. Lo esigeva anche da coloro con i quali non aveva buoni rapporti. Se vuoi era anche furbo... diamoci del tu e vediamo cosa c’è sul tavolo; oppure, tagliamo la testa al toro, guardiamoci dentro per capire subito dove possiamo andare insieme» .

La Mozart14 appare come la conseguenza di un lavoro che da parte del maestro è andato al di là della preparazione dei concerti.

«Claudio è andato sempre oltre l’applauso, non si è fermato. Con la musica ha sfondato i confini dell’Europa e adesso con la Mozart14 sfonda i confini delle anime. A portare avanti il tutto è sua figlia Alessandra, la meno artista dei figli ma quella che ha capito di più il pensiero del padre, forse perché è una donna. Lei è andata a vedere cosa ci può essere dopo e ha scoperto un mondo, il paese delle meraviglie... ovvero dei miracoli che avvengono con la musica: ecco la Mozart14». —


 

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