Gazzetta di Reggio

Scandiano 

Rock letterario con Sandro Campani e i suoi Ismael

Adr.Ar.
Rock letterario con Sandro Campani e i suoi Ismael

Stasera al Red Mosquito di Pratissolo la presentazione del nuovo album dell’ensemble elettrico emiliano doc 

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SCANDIANO. Rock dal sapore letterario, fra distorsioni e ricordi d’Emilia. Questa sera al Red Mosquito a Pratissolo di Scandiano, è in programma la presentazione di “Quattro”, il nuovo album degli Ismael, la formazione guidata dallo scrittore Sandro Campani. Autore nel 2017 di uno dei più brillanti libri di questi anni con “Il giro del miele” uscito per Einaudi, Campani in questa formazione si occupa del canto, dell’armonica e delle chitarre ed è affiancato da Giulia Manenti alla chitarra elettrica, Barbara Morini basso, Luigi “Piwy” Del Villano ai sassofoni e Luigi “Gigi” Del Villano alla batteria. Il quintetto ha pubblicato da pochi mesi “Quattro”, secondo disco a nome Ismael, in cui compaiono anche Andrea Fontanesi all’organo e il cantautore Emiliano Mazzoni, come Campani originario dell’Appennino modenese, al pianoforte. Campani, oggi più conosciuto per il suo lavoro di scrittore, non è un novellino in campo musicale, essendo attivo sin dagli anni ’90 con i Sycamore Trees.

Nel nuovo millennio ha sempre usato la sigla “Ismael”, partito come progetto in duo e cresciuto in un ensemble elettrico con diversi album pubblicati. “Quattro” si è fatto attendere diverso tempo, il precedente “Ismael 3” risale all’estate 2014. Ora si prosegue con lo stesso percorso numerologico. Il concerto scandianese sarà una delle prime occasioni per ascoltare il lavoro. Si inizia alle 21.30 con la lettura “Fuoco prendi tutto” di Luca Barachetti.

Una serata di rock e di Emilia, luoghi e concetti da decenni collegati all’insegna di quell’Emilia Paranoica cantata a metà anni ’80 dai maestri Cccp di Ferretti e Zamboni. «Un cantautorato rock che in questo “concept-album mascherato”, come lo chiamano loro, fa i conti con lo sradicamento di una terra, l'Emilia, da cui «ci siamo allontanati, nonostante siamo sempre qui. E così ci siamo allontanati da noi stessi e siamo morti, perché la terra non perdona». Da questo legame non spezzato ripartono gli Ismael «per raccontare cosa c'è dopo la deriva edonistica dell'Emilia Paranoica». Ed è di questo che narrano brani come “La gente che vive”, manifesto di tutto il disco. O “Canzone dello specchio”, fotografia di «un’etica del lavoro che si è trasformata nell’etica del farsi il culo, testa a terra, perdendo qualunque visione che non sia quella dell’accumulo di ricchezze e di rancori». Ci affondi, nella terra d'Emilia, ma non riesci a vederla davvero. «Altrimenti non ci metteremmo a cantarla». E allora ti chiedi com’è che ci vive la gente che vive». —

Adr.Ar.

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