Carmelo Pipitone suona al Catomes Tôt «Sarà un concerto urticante e cupo»
L’ex Marta sui Tubi sul palco stasera «Presento il mio primo disco da solista Con me il tastierista Nicolas Roncea»
Un concerto «più urticante e più cupo di quello che ci si aspetterebbe, e che porta con sé tante tracce del mio passato».
Carmelo Pipitone annuncia così la sua esibizione a Reggio. Il chitarrista e cantante siciliano trapiantato a Bologna, conosciuto principalmente per il lungo percorso con i Marta sui Tubi, suonerà stasera alle 22 al Catomes Tôt di via Panciroli, nel centro cittadino. Sarà l’occasione per ascoltare dal vivo “Cornucopia”, il suo primo album da solista uscito alla fine del 2018, in una serata aperta dai bolognesi Le Frequenze di Tesla. L’ingresso costa 7 euro, ed è necessaria la tessera soci Ancescao (è possibile effettuare il tesseramento sul posto, direttamente al circolo).
Pipitone suonerà assieme al tastierista Nicolas Roncea in una versione acustica lontana dalla sua recente esperienza rock con gli Ork, formata dal suo produttore Lorenzo Esposito Fornasari assieme a due leggende del prog, il bassista Colin Edwin dei Porcupine Tree e il batterista Pat Mastelotto dei King Crimson. E dall’altra collaborazione con i Dunk, Ettore, Marco Giuradei e Luca Ferrari dei Verdena.
Pipitone, è perennemente in giro?
«Sì, tutto posso dire della mia vita tranne che mi porta noia. Anche per realizzare questo album da solista ho dovuto attendere, trovare gli incastri fra i vari impegni».
Ne è valsa la pena?
«Sì, sono contentissimo di aver completato questo lavoro, ho sacrificato i miei mesi di riposo ma ne valeva la pena, adesso siamo impegnatissimi col tour».
Suonare è ancora la sua vita?
«Assolutamente sì, difatti non mi lamento certo, ma mi rendo conto per me è tutto molto strano, fare la spesa e stare qualche giorno a casa sono cose che per me diventano speciali».
E questa “Cornucopia” da solista cosa contiene? Doni e oggetti sfavillanti?
«Non proprio, è vero che la cornucopia dell’immaginario classico è così, sfavillante, ricca, ma io l’ho pensata più come un contenitore di tante cose, belle e brutte. Un contenitore di frattaglie, per certi versi».
Frattaglie?
«Dentro c’è di tutto, ci sono pezzi anche molto abrasivi, molto cupi, anche resi in duo acustico da me e da Nicolas Roncea alle tastiere».
Non proprio quello che ci aspettava.
«Sì e no. È vero che è un lavoro come ho detto cupo, dark, che colpisce molto. Ma allo stesso tempo tante persone, dopo aver ascoltato il disco, mi hanno detto che si capisce chiaramente da dove arrivano questi brani».
Il suo marchio?
«Diciamo che mi hanno fatto notare come già in Marta sui Tubi, soprattutto, ci fossero già tanti elementi che poi si trovano in questo lavoro».
Primo album da solista, dopo oltre vent’anni di carriera in musica. Sarà banale, ma è il momento più personale?
«Sotto alcuni aspetti sì, è la prima volta in cui esco a mio nome, era da tempo che volevo completare anche questo percorso e ora che l’ho fatto sono soddisfatto, le reazioni sono buone e stiamo suonando davvero tanto».
Questo sarà anche il suo futuro?
«Può essere. Da aprile torneremo a suonare e già stiamo ricevendo tante richieste per l’estate, l’accoglienza dell’album è buona e quindi avremo tante occasioni di portare in giro il lavoro. Per ora volevamo presentare il tutto in locali di dimensioni medie-piccole, in circoli, era la dimensione più adatta per raccontare quello che abbiamo fatto».
Al Catomes Tôt vi troverete bene, allora. Oltre al suo tour da solista, continua ad unire collaborazioni. Con gli Ork è un altro mondo, anche dal punto dell’impatto sonoro. È difficile alternare?
«Suonare è la mia vita, ed è bello anche mettersi alla prova in maniera molto diversa. Con “Cornucopia” siamo in due, c’è cupezza e c’è intimismo e ci sono spazi raccolti. Con gli Ork è davvero tutta un’altra dimensione, c’è da lottare per farsi sentire in una miscela sonica bella robusta». —
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