Gazzetta di Reggio

l’inaugurazione 

«Ecco la Casa delle Storie, venite!»

Rebecca Poluzzi
«Ecco la Casa delle Storie, venite!»

Il Teatro dell’Orsa apre una fucina artistica in cui condividere la cultura e la felicità: «Un nido dove “covare” le idee»

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Dopo una lunga giornata, sul finire di un viaggio o anche semplicemente per ritrovarsi, abbiamo tutti bisogno di tornare a casa. C’è chi la trova in un luogo, chi in una persona e altri ancora in un’emozione.

A partire da oggi, chiunque voglia potrà riconoscere nella Casa delle Storie del Teatro dell’Orsa, in via Beretti 24/D, al Gattaglio, il luogo in cui rifugiarsi ed essere se stessi, dando vita alla propria creatività, senza pregiudizi di ogni tipo.

Si apre la porta e un campanellino avverte del proprio arrivo. Nonostante il trambusto per gli ultimi lavori di perfezionamento, ogni ospite viene accolto come un amico. Si percepisce immediatamente il calore e l’energia che animano questo spazio, gli stessi che hanno messo tutti coloro che hanno creduto nel progetto.

La Casa delle Storie vivrà di cultura, libertà e racconti, non a caso si struttura fondamentalmente intorno al nucleo centrale del teatro, adibito a qualsiasi tipo di espressione artistica, ospitante all’incirca una sessantina di posti. Al piano superiore un’area d’accoglienza, con divani e tavolini, per trovare ristoro, pensare e confrontarsi. A fare gli onori di casa sono Monica Morini e Bernardino Bonzani, direttori artistici e cofondatori del Teatro dell’Orsa.

Com’è nata l’idea della Casa delle Storie? Qual è stata l’esigenza che ha portato alla sua realizzazione?

«Avevamo bisogno di un nido dove le idee potessero essere “covate” da noi, ma non solo. Un teatro che fosse molto di più: una casa, il luogo dell’accoglienza, dove c’è spazio per te e per gli altri. La cultura è fatta di trasmissione e condivisione, dunque l’obiettivo è creare un ambiente che sia fucina d’arte insieme alle altre persone».

Cosa sono per voi le storie?

«Le storie sono la materia di cui tutti siamo fatti, l’enciclopedia del sentire, il rito più antico che gli uomini hanno. Le storie che vogliamo intercettare sono quelle delle radici, per ricordare da dove veniamo, e poi quelle dell’immaginazione, che permettono di liberare le voci che ci abitano. La Casa delle Storie è piccola ma adatta a cogliere testimonianze, che spiccheranno il volo oltre questo teatro».

Quali sono i progetti, le iniziative e le attività che animeranno la Casa?

«Oltre a essere la base operativa della compagnia teatrale, saranno ospitati laboratori teatrali, di narrazione, di scrittura, progetti artistici a tutto tondo e non solo. Ci sarà la possibilità di mettere in scena piccoli spettacoli e strutturare incontri con i testimoni del nostro tempo».

Chi saranno le persone coinvolte in tali attività?

«È chiaro che in un luogo come questo ci debbano essere artisti, figure che praticano l’arte tutti i giorni, tuttavia per noi ha altrettanto valore che un genitore o un bambino ci abbiano mandato una parola per il progetto “100 voci” di domani. Le iniziative sono rivolte a tutti coloro che desiderano condividere la loro storia o anche solo un pensiero».

Nel presentare questo luogo parlate di utopia condivisa, cosa sta a significare?

«Utopia è una parola che ti fa andare sempre un po’ più avanti del limite che ti sei posto, è un motore che ti spinge ad avere una visione nuova, come questa, quella di una casa dove le idee nascono e mettono le ali. Il fatto che sia condivisa sta a indicare che più persone unite creino qualcosa di grande».

Il percorso affrontato per dar vita a questa realtà non è stato privo di ostacoli, come siete riusciti a superarli?

«Abbiamo investito tutto quello che possedevamo e attivato una campagna di crowdfunding, nella quale abbiamo raccolto oltre 15.000 euro grazie al contributo di 250 persone, tra le quali non solo reggiani. Alle prime difficoltà economiche, si è aggiunta poi la ricerca di un luogo adatto, tant’è che sono stati valutati più di dieci spazi», dice Bernardino.

«Alla fine abbiamo trovato questo capannone – aggiunge Monica – sede di una ex focacceria nominata “Amleto” e ci è sembrato di buon auspicio. In una zona centrale e storica della città, il Gattaglio, abbiamo ripensato la struttura per il teatro, facendo affidamento sulle nostre sole forze. Ci siamo cimentati nell’artigianato... ma anche questa è arte».

Avete qualche sogno nel cassetto per la Casa delle Storie?

«Il sogno è che questo sia un luogo felice, dove fare produzioni che scavalchino i muri delle frontiere e abbraccino un’idea d’arte superiore. E ancora, uno spazio sicuro in cui venga passato il testimone dell’arte ai giovani».

Come per ogni famiglia che si rispetti, nella Casa delle Storie c’è un via vai di persone, parole e sorrisi. Non si può uscire senza sentirsi arricchiti dallo spirito di condivisione che si respira nella magia di questo luogo. —



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