Il Ballet du Grand Théâtre danza le fragilità della diva Maria Callas
Lo spettacolo di Reinhild Hoffmann in scena domenica al Municipale Sul palco 22 straordinari danzatori
REGGIO EMILIA. Per un personaggio mitico come Maria Callas, un balletto pensato da Reinhild Hoffmann, figura emblematica del teatrodanza, dove protagonista è il Ballet du Grand Théâtre.
È in scena domenica alle 18 al teatro Valli. Ma la pièce, intitolata appunto “Callas”, è storica, in quanto è stata creata nel 1983. Si tratta di un lavoro che non vuole avere meramente il carattere di biografia, quanto, piuttosto, quello di un’ode al teatro. In questo senso i diversi quadri che si succedono non fanno da eco agli avvenimenti della vita della cantante, ma sono delle associazioni che si fanno con il nome della Callas: una vita sulla breccia del successo, vivere la propria arte fino al sacrificio, fondersi nell’opera fino ad intossicarne i sensi, il glamour di una vita da stella ma anche la miseria.
“Callas”, poi, affronta anche altri temi come la ricerca dell’amore, l’aspirazione ad essere felici, la scoperta di se stessi e la capacità di perdersi, le sfide personali e, in particolare, la sofferenza ed il dolore fisico.
«Voglio narrare il percorso di Maria Callas – spiega Reinhild Hoffmann – la parte dei sacrifici e dei successi della sua carriera. Sono i soggetti scelti perché possiamo dire che, in un certo qual modo, ci possiamo identificare con lei. La Callas è uno di quei personaggi che si è presa grandi rischi, è molto evidente. E con quale coraggio. Possiamo augurarci, nella vita privata o sul lavoro, di poter osare e superare ogni limite come lei ha saputo fare». La scenografia è composta da un sipario rosso sul fondo della scena, simbolo dello splendore di un teatro lirico del XIX secolo, dove le emozioni della vita reale diventano infernali e si fa avanti l’ebbrezza della musica. È attraverso questo sipario teatrale che si sviluppa la vita di Maria Callas: i conflitti, gli intrighi, i trionfi, gli scandali, le campagne denigratorie della stampa, gli uomini ricchi che l’accompagnavano, le rivali e un finale di carriera senza splendore. Ad eseguirla 22 straordinari danzatori. A 35 anni dalla prima avvenuta a Brema, “Callas” appare come un’espressione completa di Tanztheater precisamente, per realizzare il quale l’autrice Reinhild Hoffmann ha trovato il coraggio di oltrepassare i limiti offerti dalla danza pura. Il Tanztheater, del quale lei stessa fu una delle fondatrici, ha liberato la danza dai limiti imposti dalla tecnica accademica e ha permesso ai corpi in movimento di potersi esprimere su soggetti della vita quotidiana. Un approccio all’arte della coreografia che ha portato “umanità” alla danza. —
G.B.
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