Gazzetta di Reggio

reggio emilia 

“Nessuna pietà per l’arbitro” Costituzione e tiri liberi in scena al Piccolo Orologio

“Nessuna pietà per l’arbitro” Costituzione e tiri liberi in scena al Piccolo Orologio

Una partita di basket diventa l’occasione per parlare di leggi, principi e padri costituenti e guardare da fuori la società in cui viviamo 

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Costituzione e tiri liberi. Dopo il debutto avvenuto del 2017, il premio del pubblico al Festival di Resistenza – Museo Cervi dello stesso anno, la tournée della scorsa stagione con prestigiosi riconoscimenti (come ilterzo posto alla finale del Festival InBOX e la partecipazione al Festival Kilowatt), “Nessuna pietà per l’arbitro” torna al Teatro Piccolo Orologio, in via Massenet a Reggio, stasera e domani (sempre alle 21).

Uno spettacolo che vuol parlare di Costituzione tramite una via inedita: quella del basket. Due mondi inizialmente distanti, che in realtà trovano una loro coesione riuscendo a dar vita a un dibattito su un tema che risulta sempre attuale per tutti noi italiani. Questo il filo conduttore della produzione MaMiMò “Nessuna pietà per l’arbitro” di Emanuele Aldrovandi che vedrà in scena Filippo Bedeschi, Luca Mammoli, Federica Ombrato e Alessandro Vezzani, guidati dalla regia di Marco Maccieri e Angela Ruozzi. Scene di Antonio Panzuto, disegno luci Silvia Clai e costumi di Rosa Mariotti. Tutto questo accompagnato dalla consulenza scientifica del professore Marco Giampieretti.

In scena una famiglia che vive per il basket, simbolo di una società post-ideologica in cui sembra di non riuscire più a scegliere in base a principi di valore. Eppure di scelte ne vengono compiute continuamente. Ma in funzione di cosa? Ce lo diranno Giuseppe (storico, ricercatore universitario, mille euro al mese, che sta preparando un discorso per la celebrazione del 2 giugno, anniversario della Repubblica italiana); Moglie (in dolce attesa, sarà licenziata non appena il suo datore di lavoro se ne accorgerà, incoraggia il marito a scrivere il discorso convinta che sia un modo per avere successo e far quadrare i bilanci familiari); Figlio (disoccupato, gioca a basket e ha dei seri problemi di gestione della propria collera). E poi l’Arbitro: come hobby dirige partite di basket, di mestiere fa colloqui di lavoro. Attorno alla figura dell’arbitro la triade dei protagonisti si allea, si accalora, collabora, si accanisce trasformando le situazioni conflittuali in conflitti di natura etica ed esistenziale. La questione “Arbitro” diventa strumento per sviluppare, attraverso il meccanismo dello straniamento e il dialogo diretto con il pubblico, temi civili quali individualismo/bene comune, potere/anarchia, legge/libertà, idealismo/utilitarismo. E diventa occasione per Giuseppe per vedere “da fuori” la società in cui vive nel tentativo di cogliere una prospettiva storica all’interno del suo tempo, per riuscire a narrarlo. «“Nessuna pietà per l’arbitro” – osservano Maccieri e Ruozzi – ci spinge a chiederci: a cosa servono le leggi? I principi fondanti dei nostri padri costituenti sono ancora validi per noi? E noi potremmo scriverne di nuovi e migliori?». —

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google