Gazzetta di Reggio

l’appuntamento 

Stasera l’incontro con Mattiucci «Bisogna rileggere i vuoti urbani»

L.M.

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CAVRIAGO. Oggi alle 18.30, nella sala del consiglio del comune di Cavriago, si terrà un incontro pubblico per riflettere sul tema della rigenerazione urbana. L’evento è inserito nella mostra “Luoghi Comuni” in esposizione sotto i portici di piazza Zanti: una raccolta di fotografie, realizzate da alcuni giovani autori locali, che ritraggono luoghi ed edifici abbandonati del paese. L’iniziativa avrà come ospite Cristina Mattiucci, docente di pianificazione territoriale all’università di Trento.

Che scopo ha questo incontro?

«Ho accettato volentieri l’invito che mi hanno fatto alcuni dei ragazzi autori delle foto, che sono stati miei studenti, proprio con l’intento di instaurare un dialogo su questi temi. Sarà un dibattito tra i ragazzi e la cittadinanza, ma anche per i professionisti e gli amministratori, per cercare di riflettere sul tema dei vuoti urbani e degli edifici abbandonati».

Di che luoghi si tratta?

«I vuoti urbani, gli edifici abbandonati e gli spazi dismessi sono luoghi archetipici di un fenomeno iniziato già a partire dagli anni Ottanta e che ha coinvolto, su larga scala, tutta l’Europa: la ristrutturazione economica e i tagli al welfare. A Cavriago ne vediamo degli esempi su scala ridotta».

Cioè?

«Tutti i luoghi raccontati nella mostra sono luoghi “ex”. Non solo per via del fatto che hanno esaurito la loro funzione produttiva, ma anche perché, in molti casi, non si è più stati in grado di gestirli. Da un lato sono sintomatici di una crisi, dall’altro, come suggerisce la stessa etimologia della parola “crisi”, dal greco “krinomai”, cioè separare, valutare, sono un’occasione. È da qui che bisogna partire per vederne le potenzialità».

Come si fa?

«Per prima cosa bisogna essere in grado di leggere i punti di forza e le debolezze di ognuno di questi luoghi. Poi è necessario ragionare in modo sinergico tra il settore pubblico e quello privato per trovare energie sociali ed economiche tali da innescare un processo di attivazione, non solo di stampo artistico e culturale ma anche produttivo e, di conseguenza, sociale. A cominciare dal contributo dei ragazzi».

Qual è stato il contributo dei giovani autori, nel ritrarre questi luoghi?

«Il loro è un occhio prezioso e foriero di futuro, che ci costringe a vedere quei luoghi “ex” e a guardarli da un altro punto di vista. Già il fatto stesso che siano diventati oggetto di fotografie è importante: se prima erano parte della quotidianità urbana, grazie all’indagine fotografica ora siamo obbligati a interpretarli in modo diverso e a prenderne atto. È da questa consapevolezza che bisogna partire, per discutere delle possibili interpretazioni sociali, politiche ed economiche e infine ragionare sui rischi e sulle potenzialità». —

L.M.

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