Gazzetta di Reggio

il dibattito  

«Il cinema non è finito, ma per resistere deve diventare ancora più attrattivo»

Linda Magnoni
«Il cinema non è finito, ma per resistere deve diventare ancora più attrattivo»

3 MINUTI DI LETTURA







Sabato sera al cinema Rosebud si è tenuta una conferenza aperta al pubblico per discutere sul futuro del cinema. L’incontro è cominciato subito dopo la seconda giornata di lezione tenuta dal critico cinematografico Bruno Fornara, che ha proposto una full immersion di tre giorni dal titolo “Visibile e invisibile. Cosa vediamo e non vediamo di un film”. Insieme a Fornara, che è anche uno dei selezionatori della Mostra Internazionale d’Arte cinematografica di Venezia e insegnante alla scuola Holden, Sandra Campanini, responsabile dell’ufficio cinema, il direttore della Cineteca di Bologna Gianluca Farinelli e il sindaco Luca Vecchi.

A rompere il ghiaccio è stata Sandra Campanini, che, dopo aver presentato gli ospiti, ha introdotto il tema al centro del dibattito: il futuro del cinema e in particolare della sala cinematografica. «Il cinema è un’arte in continua evoluzione – ha esordito Fornara – Prendiamo, ad esempio, il libro: i libri non sono cambiati dall’epoca di Gutemberg. Il cinema invece si è trasformato dai tempi dei Lumière, e parecchio».

Quello a cui stiamo assistendo oggi, ha proseguito il critico, è un’espansione dei film al di fuori della sala, a cui però non corrisponde un aumento degli incassi: «L’unico modo perché la sala sopravviva è che riesca a qualificarsi come un’esperienza migliore rispetto agli altri tipi di fruizione».

«Il futuro della sala cinematografica è radioso – ha continuato Farinelli – ma ci dobbiamo accontentare anche delle ombre». Riallacciandosi al discorso di Fornara, il direttore della Cineteca ha definito il cinema “l’arte del presente”: «Se da un lato lo spettacolo cinematografico non ha mai smesso di mutare, uscendo anche dalle sale, dall’altro purtroppo ha perso la sua centralità».

Ecco perché, secondo Farinelli, compito fondamentale delle istituzioni culturali è portare avanti questo discorso e far sì che si torni a parlare di cinema. Riuscendo, allo stesso tempo, a rinnovarsi continuamente e a creare occasioni anche al di fuori della sala. In questo senso, il Rosebud costituisce un esempio prezioso, un modello autorevole da cui partire». Della stessa opinione il sindaco Luca Vecchi, che ha ricordato come, pur con la crisi delle sale del centro storico, il cinema comunale ha saputo rimanere un magnete di attrazione culturale. «In un’epoca in cui la cultura viene sempre più derubricata dal proprio ruolo – ha detto il sindaco – Reggio Emilia ha fatto una scelta diversa. Anche e soprattutto grazie alla capacità di intrecciare rapporti con altre realtà, come il Reggio Film Festival, il progetto di formazione per giovani videomaker e l’impresa di Palomar, che ha deciso di collocare una parte delle proprie strategie produttive proprio qui in città». Di qui, l’importanza di educare il pubblico alla fruizione cinematografica. «Insegnare il cinema è una cosa difficile, ma necessaria» ha sostenuto Farinelli, che ha ricordato il grande passato cinematografico italiano e la straordinaria capacità di alcuni film di rappresentare l’identità del nostro paese. «Se c’è una cosa che ho capito – ha concluso Fornara – è che bisogna far vedere delle cose belle. La battaglia del bello è fondamentale». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google